
Nel cuore del Borgo San Lazzaro, nella parte nord-orientale di Asti, sorge la chiesa parrocchiale dedicata a San Domenico Savio, edificio che rappresenta non soltanto il principale luogo di culto del Borgo, ma anche uno dei simboli della sua identità comunitaria.
La sua storia è legata alla grande trasformazione urbanistica e demografica che interessò Asti nel secondo dopoguerra. L'espansione della città verso le aree periferiche e industriali rese necessario il ridisegno dell'organizzazione parrocchiale: nel 1955 venne così istituita la nuova parrocchia di San Domenico Savio, ricavata dallo smembramento della parrocchia di San Pietro. Fu affidata a don Giacomo Accossato, che ne sarebbe stato il principale artefice e parroco per oltre cinquant'anni.
La costruzione della nuova chiesa iniziò nel 1957, su progetto dell'architetto torinese Carlo Siffredi, insieme alla canonica e agli spazi destinati alle attività pastorali. Il complesso venne realizzato grazie anche a un contributo statale previsto dalla legislazione dell'epoca per l'edilizia di culto. Le strutture essenziali furono completate nel 1958, mentre negli anni successivi l'edificio venne progressivamente ultimato e arricchito.
Dal punto di vista architettonico, San Domenico Savio appartiene alla stagione dell'architettura religiosa del secondo Novecento. La chiesa presenta una pianta a tre navate, scandite da cinque campate, con una navata centrale più ampia e alta rispetto alle laterali. Il presbiterio termina in una struttura poligonale con un'abside appena accennata, caratterizzata da particolari aperture verticali e a forma di croce che permettono alla luce naturale di penetrare all'interno dell'edificio.

L'interno è volutamente sobrio ed essenziale. La struttura portante rimane protagonista dello spazio: pilastri, travi e costoloni contribuiscono a definire la geometria dell'aula, mentre l'ampio arco che separa la navata centrale dal presbiterio sottolinea il passaggio verso lo spazio liturgico. Le due navate laterali ospitano le cappelle dedicate a San Domenico Savio e alla Vergine Maria, oltre alla cappella del Santissimo Sacramento e al battistero.
Anche l'esterno rivela la concezione moderna dell'edificio. La facciata è caratterizzata da un andamento a salienti, corrispondente alla struttura interna delle tre navate, ed è preceduta da un pronao rivestito in pietra. Rosoni, aperture, aggetti e rientranze movimentano una superficie che rinuncia alla monumentalità delle chiese storiche per esprimere attraverso volumi, geometrie e materiali la propria identità contemporanea.
La chiesa è inoltre profondamente legata alla figura del suo primo parroco, don Giacomo Accossato, che seguì la nascita e la crescita della comunità fin dalla sua costituzione. La storia della parrocchia racconta infatti un'esperienza nella quale l'edificio non fu concepito semplicemente come luogo di culto, ma come centro della vita sociale, educativa e pastorale del nuovo quartiere.
Un momento fondamentale arrivò il 3 maggio 1987, quando la nuova chiesa di San Domenico Savio venne solennemente consacrata. A quel punto, dopo oltre trent'anni dalla costituzione della parrocchia, la comunità poteva considerare compiuto il proprio percorso di costruzione e consolidamento.
La storia dell'edificio proseguì anche nei decenni successivi. Nel 1978 furono realizzati ulteriori interventi di finitura, tra cui la pavimentazione in cotto fiorentino e alcuni rivestimenti interni; nel 2003 venne completato il presbiterio con la realizzazione della sede lignea e di una finestra a forma di croce nella zona absidale.
Ma San Domenico Savio è soprattutto la chiesa del Borgo San Lazzaro. La sua presenza è inseparabile dalla storia di una comunità che nel corso del Novecento ha costruito attorno alla parrocchia una parte importante della propria identità. La stessa storia del Borgo ricorda come, nel 1991, sulla facciata del vecchio oratorio di San Domenico Savio venisse collocata un'opera di Giulio Prasso raffigurante San Lazzaro, a testimonianza del legame fra la parrocchia e la tradizione storica del Borgo.
Oggi la chiesa continua quindi a rappresentare un punto di riferimento per il Borgo: un edificio nato dalla crescita della città del dopoguerra, ma divenuto nel tempo un luogo della memoria collettiva di San Lazzaro. La sua architettura semplice e funzionale, lontana dalle grandi chiese monumentali del centro storico, racconta una fase diversa della storia di Asti: quella di una città che cresce, costruisce nuovi quartieri e crea nuove comunità.
Ed è proprio questo, forse, l'aspetto più significativo di San Domenico Savio: non è soltanto la chiesa del Borgo San Lazzaro, ma è uno dei luoghi nei quali il Borgo ha costruito e continua a riconoscere la propria identità.