
Francesco Casorati nacque a Torino il 2 luglio 1934 e morì nella stessa città il 19 febbraio 2013. Pittore, incisore e docente, fu una delle personalità più originali della cultura artistica torinese della seconda metà del Novecento.
Figlio del celebre pittore Felice Casorati e della pittrice inglese Daphne Maugham, crebbe in un ambiente profondamente legato all'arte. La sua formazione avvenne quindi all'interno di una famiglia che rappresentava uno dei punti di riferimento della vita culturale torinese del Novecento, ma Francesco sviluppò ben presto una ricerca artistica autonoma e personale.
Gli inizi e la ricerca artistica
Casorati si avvicinò giovanissimo alla pittura e all'incisione. Nel 1952 iniziò a dedicarsi alla grafica, privilegiando tecniche come l'acquaforte e l'acquatinta, alle quali avrebbe continuato a lavorare per tutta la vita.
La sua prima mostra personale risale al 1954, alla Galleria del Sole di Milano. Due anni più tardi partecipò per la prima volta alla Biennale di Venezia, manifestazione alla quale sarebbe tornato nel 1962, presentando in quell'occasione incisioni e litografie.
Parallelamente all'attività espositiva, Casorati sviluppò una ricerca pittorica molto personale. La sua opera si mosse progressivamente verso una figurazione sempre più libera e antinaturalistica, caratterizzata da forme essenziali, colori netti e immagini sospese tra realtà e fantasia.
La sua pittura fu spesso descritta come un universo popolato da figure, oggetti, animali e forme fantastiche, costruiti attraverso rapporti cromatici e composizioni rigorose ma al tempo stesso immaginative. Anche nella grafica il suo segno mantenne una forte autonomia, dando vita a un corpus di circa cinquecento matrici.
Un artista tra pittura e grafica
L'incisione ebbe nella carriera di Casorati un'importanza pari a quella della pittura.
Nel corso degli anni Sessanta partecipò alle principali rassegne internazionali dedicate alla grafica, tra cui le Biennali dell'incisione di Venezia, Varsavia, Budapest e Alessandria d'Egitto. Proprio ad Alessandria d'Egitto, nel 1961, ottenne il secondo premio.
La sua attività fu sostenuta da importanti gallerie italiane e diede origine a diverse pubblicazioni dedicate alla sua produzione grafica. Nel 1967 venne pubblicata una prima monografia sulla sua opera incisoria, mentre nel 1973 uscì il catalogo completo della produzione grafica.
Negli anni Ottanta la sua pittura attraversò una nuova fase. Dopo un progressivo avvicinamento all'astrazione dei contenuti figurativi, nel 1986 Casorati tornò alla tecnica dell'olio e a una pittura maggiormente legata alla materia e al colore. Questa nuova stagione fu presentata in diverse mostre tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta.
L'insegnamento
Accanto alla produzione artistica, Casorati svolse per molti decenni un'intensa attività didattica.
Dal 1960 insegnò al Liceo Artistico di Torino e, dal 1976, ricoprì la cattedra di Decorazione presso l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. L'insegnamento rappresentò una parte importante della sua attività, permettendogli di confrontarsi con numerose generazioni di giovani artisti.
La sua presenza nell'ambiente artistico torinese fu quindi duplice: da una parte artista e incisore, dall'altra docente e punto di riferimento per la formazione delle nuove generazioni.
Il rapporto con Asti
Il rapporto di Francesco Casorati con Asti si consolidò proprio negli anni della sua maturità artistica.
Nel 1991, lo stesso anno nel quale fu scelto come Maestro del Palio, il Battistero di San Pietro di Asti ospitò una sua importante mostra antologica, curata da Andrea Balzola. L'esposizione rappresentò un momento significativo nel rapporto tra l'artista e la città.
La coincidenza temporale tra la mostra e il Palio rende particolarmente interessante la presenza di Casorati ad Asti nel 1991: la città non accolse infatti soltanto un artista chiamato a realizzare i drappi della propria manifestazione più importante, ma dedicò alla sua opera anche un importante spazio espositivo.
Il Maestro del Palio
Nel 1991 il Comune di Asti affidò a Francesco Casorati il compito di realizzare i drappi del Palio, nominandolo Maestro del Palio.
La scelta arrivò in una fase particolarmente significativa della sua carriera, dopo il ritorno alla pittura a olio e mentre la sua produzione era oggetto di importanti esposizioni pubbliche.
Il 1991 fu un anno di cambiamento per la corsa: venne introdotta la formula con tre batterie da sette partecipanti, dalle quali i primi tre classificati accedevano alla finale.
Casorati e il Palio di Asti
La partecipazione di Francesco Casorati al Palio del 1991 assume un significato particolare proprio per la contemporanea presenza dell'artista nella vita culturale della città.
Il suo nome rimane infatti legato ad Asti attraverso due esperienze artistiche che si incontrarono nello stesso anno: da una parte la realizzazione dei drappi del Palio, dall'altra la grande mostra al Battistero di San Pietro.
Il Palio offrì così a Casorati l'occasione di confrontarsi con una tradizione antica e profondamente radicata nella cultura cittadina, traducendola attraverso il proprio personale linguaggio artistico.
La sua esperienza si inserisce inoltre nella lunga tradizione dei grandi artisti piemontesi chiamati a interpretare il drappo astigiano: dopo Enrico Paulucci nel 1987, Remo Brindisi nel 1988, Francesco Tabusso nel 1989 e Claudio Bonichi nel 1990, Casorati fu il Maestro del Palio del 1991.
Francesco Casorati rimane quindi una figura particolarmente significativa nella storia artistica del Palio di Asti: un autore profondamente legato alla cultura piemontese, capace di unire pittura, grafica e insegnamento, che nel 1991 portò nel drappo astigiano il proprio originale universo figurativo.

Il drappo del 1991 si presenta come un'interpretazione fortemente personale dei simboli della tradizione astigiana. L'artista affronta il tema del Palio attraverso una composizione nella quale la figurazione viene ricondotta a forme essenziali e fortemente sintetiche, secondo quel linguaggio sospeso tra realtà e immaginazione che caratterizza la sua ricerca.
Al centro dell'opera si impone la figura di San Secondo, elemento imprescindibile del drappo astigiano, rappresentato attraverso una costruzione volutamente semplificata. Attorno alla figura del patrono, il racconto del Palio viene affidato a pochi elementi essenziali, organizzati secondo un equilibrio compositivo più vicino alla sensibilità della pittura contemporanea che alla tradizionale rappresentazione narrativa.
La scelta di Casorati appare particolarmente significativa proprio per il modo in cui la tradizione viene filtrata attraverso un linguaggio antinaturalistico: le forme non cercano una restituzione realistica dell'immagine, ma vengono trasformate in segni, volumi e campiture cromatiche. Ne deriva una rappresentazione nella quale il soggetto riconoscibile convive con una dimensione quasi fantastica e sospesa.
Il drappo diventa così non soltanto la rappresentazione di una corsa o dei suoi protagonisti, ma una vera interpretazione d'autore del mito del Palio. Casorati porta nel sendallo la propria sensibilità artistica, fatta di forme calibrate, colori e figure essenziali, confrontandosi con una tradizione secolare senza rinunciare alla libertà della pittura contemporanea.
Nel risultato finale, San Secondo e il mondo del Palio vengono sottratti alla semplice cronaca figurativa e trasformati in una visione poetica, nella quale il carattere rituale della manifestazione trova una nuova dimensione attraverso l'immaginario dell'artista.
Il drappo del 1991 assume quindi un posto particolare nella storia artistica del Palio di Asti: è l'opera di un pittore profondamente legato alla cultura figurativa torinese, figlio di Felice Casorati, che porta nella tradizione astigiana una figurazione libera, colta e visionaria, capace di trasformare i simboli del Palio in una personale composizione pittorica.