2017 - Giorgio Ramella

Giorgio Ramella è nato a Torino nel 1939, città nella quale vive e lavora. È uno dei protagonisti della generazione di artisti torinesi formatasi tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando il capoluogo piemontese attraversava una stagione particolarmente vivace della propria cultura figurativa.

La formazione e gli esordi
Dopo gli studi classici, Ramella frequentò l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove seguì il corso di pittura di Enrico Paulucci e quello di tecniche incisorie di Mario Calandri. Si formò quindi all'interno di quell'ambiente artistico torinese che avrebbe avuto un ruolo importante nella sua successiva carriera.

Il suo esordio sulla scena artistica torinese risale agli anni Sessanta, con una partecipazione alla Galleria La Bussola, insieme ad artisti quali Ruggeri, Saroni, Soffiantino e Gastini. Nel maggio del 1964 la stessa galleria ospitò la sua prima mostra personale.

I primi lavori di Ramella sono raccolti nella serie degli “Incidenti”, caratterizzata dalla presenza di forme e frammenti metallici che compongono strutture drammatiche ma attentamente organizzate. Un'opera appartenente a questo primo periodo venne acquisita nel 1962 dalla Galleria d'Arte Moderna di Roma.

Nel 1965 Ramella ottenne il primo premio di pittura al Premio Nazionale Villa San Giovanni. L'anno successivo partecipò al Salone Internazionale dei Giovani, una mostra itinerante che toccò la Galleria d'Arte Moderna di Milano, la Scuola Grande di San Teodoro a Venezia e la Promotrice delle Belle Arti di Torino.

Dall'astrazione alla figurazione
La ricerca di Ramella attraversò diverse fasi nel corso dei decenni.

Secondo la documentazione della Fondazione De Fornaris, dopo gli esordi caratterizzati da una pittura di matrice informale e astratta, l'artista sviluppò opere caratterizzate da una geometria più nitida. Negli anni Settanta si riavvicinò alla figurazione, attraverso rappresentazioni di spazi abitativi rarefatti e quasi privi di presenze umane. Negli anni Ottanta la sua pittura si orientò invece verso il paesaggio, caratterizzato da intense campiture luminose.

Questa evoluzione non portò tuttavia all'abbandono definitivo dell'astrazione. La sua produzione successiva continuò infatti ad alternare temi figurativi e soluzioni astratte, mantenendo una particolare attenzione alla luce e al colore.

Gli anni Novanta
Un momento importante della carriera di Ramella arrivò nel 1994, quando realizzò una grande Crocifissione. L'opera, presentata al Convento di San Bernardino di Ivrea in una mostra introdotta da Giovanni Romano, venne successivamente acquistata dalla Fondazione De Fornaris per la Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

Tra il 1994 e il 2000, dopo un viaggio negli Stati Uniti, Ramella lavorò inoltre al ciclo dei “Graffiti”, esposto in diverse sedi italiane ed europee, tra cui la Maze Art Gallery di Torino, il Castello di Barolo, la Galerie Unter Turm di Stoccarda e il Musée Départemental de la Préhistoire di Solutré, in Francia.

Nel 2001 presentò alla Galleria La Nuova Gissi di Torino il primo nucleo del ciclo dedicato a Vincent van Gogh, successivamente esposto anche in Francia. Nel 2003 la Regione Piemonte gli dedicò una retrospettiva al Convento dei Cappuccini di Caraglio.

Il volo e l'Oriente
Tra i temi sviluppati da Ramella tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila occupano un posto importante il volo e l'Oriente.

La mostra organizzata ad Asti nel 2017 presentava proprio opere appartenenti a queste due fasi della sua ricerca, realizzate principalmente tra il 2000 e il 2006, insieme ai precedenti Graffiti.

L'ispirazione per queste opere nacque, secondo quanto raccontò lo stesso artista, dall'osservazione di un francobollo Bolaffi dei primi del Novecento, legato alla posta aerea del periodo coloniale. Da quell'immagine Ramella sviluppò il tema del volo e dell'Oriente come strumenti di conoscenza.

La mostra di Asti comprendeva circa venti opere tra tele e disegni e venne allestita a Palazzo Alfieri nel settembre 2017.

Il rapporto con il Palio di Asti
Nel 2017 Giorgio Ramella venne scelto come Maestro del Palio di Asti.

La sua nomina ebbe luogo in un anno particolarmente significativo: il Palio celebrava infatti la 50ª edizione dalla ripresa della manifestazione, avvenuta nel 1967. La corsa si disputò il 17 settembre in piazza Alfieri e vide al canapo 21 cavalli e fantini in rappresentanza di borghi, rioni e comuni.

A Ramella vennero affidati i due drappi destinati, secondo la tradizione, alla corsa e alla Collegiata di San Secondo. Il secondo drappo venne infatti consegnato alla Collegiata già nel maggio dello stesso anno, dando ufficialmente inizio ai festeggiamenti paliofili.

Il drappo del 2017
Per il drappo del 2017 Ramella scelse di concentrarsi su uno degli elementi più immediatamente legati alla corsa: il cavallo.

Lo stesso artista spiegò di aver pensato alla velocità e di aver quindi dipinto la sagoma di un cavallo in corsa attraverso un segno libero e dinamico. La scelta non fu dunque quella di rappresentare il cavallo attraverso una descrizione naturalistica, ma di suggerirne il movimento e la rapidità attraverso la pittura.

Una documentazione fotografica dell'epoca descrive a sua volta il drappo come caratterizzato dall'immagine di un cavallo dipinto liberamente, proprio per rendere visivamente l'idea della velocità.

È un aspetto particolarmente interessante dell'opera: Ramella non rinuncia al soggetto figurativo, ma lo interpreta attraverso una sintesi pittorica, trasformando il cavallo in una forma dinamica.

La mostra ad Asti
La nomina a Maestro del Palio fu accompagnata da una mostra personale dedicata a Ramella presso Palazzo Alfieri, nella sede della Fondazione Eugenio Guglielminetti.

L'esposizione, inaugurata il 13 settembre e visitabile fino all'8 ottobre 2017, presentava opere appartenenti a diversi momenti della sua carriera. Il percorso metteva in particolare relazione i cicli dei Graffiti, del Volo e dell'Oriente.

La mostra rappresentò quindi un'occasione per presentare al pubblico astigiano non soltanto il drappo destinato alla corsa, ma anche il percorso artistico di un autore che aveva attraversato oltre mezzo secolo di storia della pittura torinese.

Si distingue per una rappresentazione estremamente sintetica e antinaturalistica del cavallo, posto al centro dell'intera composizione e trasformato dall'artista in una grande silhouette scura, costruita attraverso un fitto intreccio di segni e pennellate.

La figura dell'animale occupa quasi interamente il campo centrale del sendallo. Il cavallo è rappresentato frontalmente, con la testa leggermente sollevata, e il suo corpo appare come una massa compatta, quasi un'immagine d'ombra. La superficie scura è attraversata da numerosi tratti sovrapposti che suggeriscono la criniera, il manto e la tensione della figura, rinunciando deliberatamente a una descrizione naturalistica.

Alle spalle del cavallo si sviluppa un paesaggio ridotto a forme geometriche e campiture cromatiche nette. Il rosso-arancio domina la parte inferiore e centrale, mentre il verde introduce una fascia diagonale che suggerisce il paesaggio collinare. Sul lato sinistro compare una struttura architettonica stilizzata, sulla quale campeggia lo stemma della città di Asti, mentre nella parte superiore è riportato il motto cittadino “Aste nitet mundo sancto custode Secundo”. Il numero 2017 è inserito all'interno della composizione, sovrapposto alla figura del cavallo.

L'opera si fonda dunque su un evidente contrasto tra la bidimensionalità e la semplificazione dello sfondo e la materia segnica della figura centrale. Ramella non cerca di raccontare una scena del Palio, né di raffigurare il cavallo secondo i canoni della pittura realistica: sceglie invece di isolare il protagonista della corsa e di trasformarlo in un'immagine immediata, quasi emblematica.

La scelta è coerente con quanto dichiarato dallo stesso artista alla presentazione del drappo: il tema che lo aveva guidato era la velocità, e il cavallo venne dipinto liberamente proprio per suggerire l'energia e il movimento della corsa.

Particolarmente significativo è il rapporto tra immobilità dell'immagine e idea del movimento. Il cavallo è infatti fermato in una posa frontale, ma la trama nervosa dei segni che ne costruisce il corpo introduce una percezione di dinamismo e tensione. La velocità non viene quindi narrata attraverso la rappresentazione della corsa, ma evocata attraverso il gesto pittorico.

Il drappo del 2017 costituisce così un'interpretazione decisamente contemporanea del Palio: pochi elementi, colori accesi, forme semplificate e una grande figura equina che diventa quasi un simbolo grafico della corsa. Una scelta essenziale e lontana dalla tradizionale rappresentazione narrativa del santo patrono e della competizione, attraverso la quale Ramella concentra l'attenzione sull'essenza stessa del Palio: il cavallo, il movimento e la velocità.

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