1999 - Gigino Falconi

Gigino Falconi nacque a Giulianova, in provincia di Teramo, il 21 marzo 1933. Pittore, illustratore e autore di opere grafiche, incisioni e litografie, è uno dei più originali interpreti della figurazione italiana contemporanea.

La sua ricerca artistica, sviluppatasi nell'arco di una lunga carriera, è caratterizzata da una pittura estremamente raffinata, nella quale il realismo si unisce a elementi visionari e metafisici. Figure umane, oggetti e paesaggi vengono rappresentati attraverso una luce nitida e quasi irreale, dando vita a immagini sospese tra realtà, sogno e memoria.

La formazione
Falconi iniziò a dipingere giovanissimo, all'età di sedici anni. Nel 1952 conseguì il diploma di ragioniere e nel 1954 ottenne la maturità artistica presso il Liceo Artistico di Pescara.

La sua formazione tecnica fu in larga parte costruita attraverso uno studio diretto e approfondito della pittura del passato. Falconi arrivò infatti a copiare numerosi dipinti e disegni dei grandi maestri, affinando in questo modo la conoscenza della tecnica pittorica e dei rapporti cromatici.

Nel 1955 vinse il concorso per la cattedra di Disegno e iniziò a insegnare nella scuola media della sua città natale. L'attività didattica proseguì fino al 1975, quando decise di abbandonare definitivamente l'insegnamento per dedicarsi completamente alla pittura.

La sua prima mostra personale si tenne nel 1961 a Teramo, alla Galleria Il Polittico. Da quel momento iniziò una lunga attività espositiva, che lo portò a presentare le proprie opere in numerose città italiane e successivamente anche all'estero, con mostre a Francoforte, Colonia, Düsseldorf, Parigi, New York, Toronto, Hamilton e Tokyo.

Il realismo visionario
La pittura di Falconi si sviluppò nel corso degli anni attraverso diverse fasi, mantenendo tuttavia una costante attenzione alla figurazione.

Le sue prime esperienze risentirono dell'espressionismo e di una figurazione ancora legata alla realtà quotidiana. Progressivamente l'artista elaborò un linguaggio sempre più personale, nel quale la precisione della rappresentazione veniva accompagnata da un senso di straniamento e di mistero.

Negli anni Sessanta e Settanta la sua pittura attraversò diverse trasformazioni: dalla surrealtà degli esordi alla figurazione più analitica, fino alla realizzazione di opere nelle quali la realtà quotidiana assumeva connotazioni inquietanti e visionarie.

Un ruolo importante nella sua ricerca ebbero le atmosfere silenziose degli interni, gli specchi, le figure femminili, gli oggetti e gli elementi architettonici. Tutto appare accuratamente definito, ma contemporaneamente sospeso in una dimensione quasi fuori dal tempo.

La sua pittura è stata definita “realismo visionario” proprio per questa capacità di partire da una rappresentazione estremamente precisa della realtà per trasformarla in qualcosa di enigmatico e irreale.

Falconi guarda inoltre alla grande tradizione della pittura italiana ed europea, in particolare ai maestri del Rinascimento e del Seicento. La luce assume un'importanza fondamentale: attraverso di essa l'artista costruisce atmosfere limpide, fredde e silenziose, nelle quali la realtà sembra acquisire una dimensione quasi sacrale.

I cicli pittorici
La produzione di Falconi può essere letta anche attraverso una serie di cicli che accompagnarono le diverse fasi della sua carriera.

Tra il 1969 e il 1975 sviluppò una figurazione sempre più precisa, seguita da una fase nella quale affrontò temi legati all'angoscia dell'esistenza e alla cronaca contemporanea.

Tra il 1976 e il 1979 tornò con decisione alla pittura per immagini, realizzando opere ispirate anche a episodi drammatici della storia contemporanea.

Negli anni Ottanta si concentrò invece sugli spazi interni e sulle suggestioni degli specchi, creando ambienti sospesi e silenziosi. Tra il 1986 e il 1988 realizzò inoltre il ciclo “Alcyone”, dedicato alla vita e all'opera di Gabriele D'Annunzio.

Tra il 1989 e il 1994 si dedicò soprattutto ai nudi e ai “concerti silenziosi”, ambientati in paesaggi lacustri.

È particolarmente significativo, per il rapporto con il suo futuro incarico di Maestro del Palio, il ciclo sviluppato tra il 1995 e il 1999, dedicato alla pittura di carattere sacro. In questi anni Falconi realizzò importanti opere religiose, tra cui l'Annunciazione del 1995 e un grande trittico destinato alla chiesa di Sant'Andrea di Pescara.

Il Maestro del Palio
Nel 1999 Gigino Falconi venne scelto dal Comune di Asti come Maestro del Palio, entrando così nella prestigiosa galleria degli artisti chiamati a interpretare il drappo della corsa astigiana.

La sua nomina arrivò al termine di un decennio particolarmente intenso della sua attività artistica e proprio mentre la sua ricerca era fortemente caratterizzata dalla dimensione spirituale e dalla pittura sacra.

Il drappo realizzato da Falconi entrò così nella storia della manifestazione come il Palio dell'ultimo anno del Novecento prima dell'ingresso nel nuovo millennio.

Come previsto dalla tradizione, il drappo doveva riportare l'effigie del patrono di Asti San Secondo, l'anno della corsa, le insegne e il motto della città e la firma del Maestro del Palio. Un secondo drappo veniva destinato alla Collegiata di San Secondo.

Falconi e il Palio
La scelta di Gigino Falconi per il Palio del 1999 appare particolarmente significativa se inserita nel percorso artistico dell'autore.

La sua pittura, infatti, aveva già sviluppato una particolare attenzione verso la dimensione spirituale e simbolica, soprattutto negli ultimi anni del decennio. Il linguaggio realistico e minuzioso dell'artista, trasformato dalla luce in una dimensione sospesa e quasi irreale, offriva un modo personale di confrontarsi con l'iconografia del Palio e con la figura di San Secondo.

Il suo percorso rappresenta inoltre una delle tante direzioni attraverso le quali il Palio di Asti, nel corso del Novecento, si è aperto alla pittura contemporanea: accanto ad artisti piemontesi come Enrico Paulucci e Francesco Casorati, e a protagonisti della scena artistica italiana, la manifestazione affidò il proprio simbolo anche a un artista proveniente dall'Abruzzo e ormai riconosciuto sulla scena nazionale e internazionale.

Un artista tra realtà e sogno
La partecipazione di Gigino Falconi al Palio del 1999 rappresenta quindi l'incontro tra una manifestazione profondamente legata alla tradizione e un artista che aveva fatto della trasformazione della realtà il centro della propria ricerca.

La precisione delle sue figure, la luce tersa, il silenzio delle ambientazioni e la presenza costante di elementi simbolici costituiscono i tratti distintivi di una pittura capace di trasformare la realtà quotidiana in una dimensione sospesa.

 

Il drappo realizzato da Gigino Falconi per il Palio di Asti del 1999 costruisce una scena di forte suggestione, nella quale la tradizione cavalleresca della corsa viene trasfigurata attraverso il caratteristico realismo visionario dell'artista.

La composizione è dominata da una successione di figure equestri disposte lungo la profondità del dipinto. In primo piano emerge la testa di un cavallo bianco, raffigurata con straordinaria precisione naturalistica: la muscolatura, la criniera, le briglie e l'espressione dell'animale sono restituiti con un'attenzione quasi analitica al dettaglio. Alle sue spalle, un secondo cavallo bianco procede verso sinistra, montato da un cavaliere armato di lancia, vestito secondo un'immaginaria iconografia medievale.

La scena si sviluppa all'interno di un paesaggio ampio e silenzioso. Sullo sfondo, un'imponente fortificazione arroccata su uno sperone roccioso domina una distesa di colline e pianure, mentre il cielo, attraversato da una luce fredda e rarefatta, accentua il carattere sospeso della rappresentazione. In alto compare inoltre una piccola figura fluttuante, quasi una presenza apparizionale, che contribuisce a sottrarre la scena a una dimensione puramente realistica.

È proprio questo contrasto a costituire uno degli aspetti più interessanti dell'opera: la precisione quasi fotografica delle figure convive con una situazione impossibile e fuori dal tempo. Falconi non racconta semplicemente il Palio, ma ne evoca l'immaginario medievale e cavalleresco trasformandolo in una visione.

Il cavallo assume così un ruolo assolutamente centrale. Non è soltanto l'animale della corsa, ma diventa il tramite attraverso cui passato e presente sembrano incontrarsi: il destriero medievale e il cavallo del Palio appartengono a epoche differenti, ma sono riuniti nella stessa dimensione pittorica.

Il risultato è un drappo solenne, enigmatico e fortemente teatrale, nel quale la tradizione del Palio viene reinterpretata attraverso la pittura colta e visionaria di Falconi. La corsa non viene rappresentata nel suo momento agonistico, ma evocata attraverso il mito del cavaliere, del cavallo e della città fortificata: una memoria antica che, nella pittura dell'artista, sembra riemergere dal paesaggio contemporaneo.

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