
Enrico Paulucci delle Roncole nacque a Genova il 13 ottobre 1901 e morì a Torino il 22 agosto 1999. Pittore, incisore e scenografo, fu una delle figure più importanti della pittura italiana del Novecento e uno dei protagonisti della vivace scena artistica torinese.
Un protagonista dell'arte torinese
Dopo gli studi universitari e una prima esperienza vicina al Futurismo, Paulucci orientò progressivamente la propria ricerca verso una pittura più libera e moderna. Nel 1929 fu tra i fondatori del Gruppo dei Sei di Torino, insieme a Gigi Chessa, Carlo Levi, Nicola Galante, Francesco Menzio e Jessie Boswell.
Il gruppo si distinse per il rifiuto dell'accademismo e per l'interesse verso le esperienze della pittura europea contemporanea, in particolare quella francese. Paulucci guardò con attenzione all'opera degli Impressionisti e dei Fauves, sviluppando una pittura nella quale il colore, la luce e la libertà del segno assunsero un ruolo centrale. Pur rimanendo fondamentalmente legato alla figurazione, nel corso della sua lunga carriera elaborò uno stile personale, riconoscibile per la vivacità cromatica e per la sintesi delle forme.
La sua attività non si limitò alla pittura. Paulucci si dedicò anche all'incisione e alla scenografia e svolse un'intensa attività didattica. Fu una figura di primo piano dell'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, della quale fu direttore e successivamente presidente, contribuendo alla formazione di numerosi artisti e al rinnovamento della cultura artistica torinese.
Il legame con l'Astigiano
Il rapporto di Paulucci con il territorio astigiano aveva radici familiari.
La famiglia materna dell'artista era originaria di Montegrosso d'Asti, paese al quale Paulucci rimase sempre profondamente legato. Durante gli anni della guerra trascorse proprio a Montegrosso una parte importante del suo periodo di sfollamento, vivendo in una casa di famiglia in via Serra.
Il legame con l'Astigiano non rimase soltanto affettivo: nel corso degli anni numerose opere di Paulucci entrarono nelle collezioni e nelle pinacoteche del territorio. Nel 1987, lo stesso anno del Palio, il Comune di Montegrosso d'Asti gli conferì la cittadinanza onoraria.
Il Maestro del Palio
Nel 1987 il Comune di Asti affidò a Enrico Paulucci la realizzazione dei drappi del Palio, nominandolo Maestro del Palio.
La sua presenza rappresentò una scelta di particolare prestigio: Paulucci era infatti un artista ormai affermato a livello nazionale e una delle personalità più autorevoli della cultura figurativa piemontese.
Come previsto dalla tradizione del Palio astigiano, il drappo realizzato dal Maestro doveva recare l'effigie di San Secondo, patrono della città, oltre all'anno della corsa, alle insegne e al motto di Asti e alla firma dell'artista. Un secondo drappo veniva destinato alla Collegiata di San Secondo.
La cittadinanza onoraria
Il rapporto tra Paulucci e Asti si rafforzò ulteriormente dopo l'esperienza del Palio.
Il 15 giugno 1988, infatti, il Comune di Asti gli conferì la cittadinanza onoraria. La motivazione riconosceva sia la sua «intensa ed innovatrice attività artistica» sia il «sincero affetto dimostrato verso la città» attraverso la realizzazione dei drappi del Palio dell'anno precedente.
In occasione della cerimonia, Paulucci volle inoltre lasciare un'importante testimonianza del proprio legame con la città: donò alla Pinacoteca Civica di Asti il dipinto Cantiere navale, opera del 1957, già esposta alla Mostra di Bari dello stesso anno.
Paulucci e il Palio
La scelta di Enrico Paulucci come Maestro del Palio assume quindi un significato particolare.
Non si trattò soltanto dell'incontro tra un grande artista del Novecento e una manifestazione storica: Paulucci aveva già un legame familiare, umano e culturale con l'Astigiano. Il Palio del 1987 rappresentò così un momento importante di questo rapporto, tanto da essere seguito, l'anno successivo, dal conferimento della cittadinanza onoraria.
A distanza di decenni, Paulucci rimane uno dei nomi più prestigiosi tra gli artisti chiamati a interpretare il drappo astigiano: un protagonista della pittura italiana del Novecento che, attraverso il Palio, lasciò una testimonianza concreta del proprio legame con Asti e con il territorio che aveva conosciuto e amato fin dalla giovinezza.

Il drappo del 1987 presenta al centro della composizione San Secondo, patrono di Asti, raffigurato a cavallo di un destriero bianco. Il santo, riconoscibile dall'aureola, indossa una veste dai toni rosso-bruni e solleva nella mano destra una spada, simbolo della sua tradizionale iconografia.
Alle sue spalle si apre un paesaggio collinare, caratterizzato da morbide fasce verdi e gialle che richiamano il territorio astigiano. Sul lato destro compaiono invece le torri e le architetture di Asti, dipinte in rosso, mentre nella parte superiore campeggia lo stemma della città, con la croce bianca su fondo rosso.
In alto, sopra la figura del santo, è riportata la dicitura “AD MCMLXXXVII”, a indicare l'anno della corsa.
La composizione, dai colori intensi e dalle forme essenziali, interpreta i simboli fondamentali del Palio — San Secondo, il cavallo e la città di Asti — attraverso il linguaggio pittorico di Paulucci, costruendo un'immagine nella quale la figura del patrono domina visivamente il paesaggio e diviene il punto di incontro tra la tradizione religiosa della città e quella della corsa.