2001 - Radu Dragomirescu

Radu Dragomirescu nacque a Roseti, in Romania, il 7 giugno 1944. Artista poliedrico, attivo principalmente nella pittura, nel disegno e nell'installazione, si trasferì definitivamente in Italia nel 1973. Nel corso della sua carriera ha mantenuto un forte legame con la ricerca artistica contemporanea italiana, stabilendosi tra Torino e Aramengo, nell'Astigiano.

La formazione in Romania
Dragomirescu si diplomò nel 1969 presso l'Istituto di Arti Plastiche “Nicolae Grigorescu” di Bucarest, una delle principali istituzioni artistiche della Romania. La sua formazione fu accompagnata, già negli anni precedenti, da un'esperienza particolare: tra il 1960 e il 1965 partecipò infatti agli scavi archeologici condotti sulla costa del Mar Nero, nelle antiche città di Costanza (Tomis) e Mangalia (Calatis), e successivamente anche a Ischia, sotto la guida dell'archeologo rumeno Vasile Canarache.

L'esperienza archeologica rappresentò un elemento importante nella sua formazione e nella sua successiva sensibilità artistica, caratterizzata dall'interesse per le tracce del passato, i frammenti e le forme capaci di evocare civiltà e mondi lontani.

Gli inizi della carriera
Nel 1968 Dragomirescu fu invitato alla VI Biennale Internazionale della Gioventù di Parigi, dove ottenne il Gran Premio. Nel 1972 ricevette inoltre il Premio per la Grafica dell'Unione degli Artisti Rumeni.

Nel 1973 si stabilì definitivamente in Italia. Da quel momento iniziò un'intensa attività espositiva, con mostre e partecipazioni a importanti rassegne in Italia e all'estero.

Tra le tappe più significative della sua carriera figurano la partecipazione alla Quadriennale di Roma del 1977, numerose esposizioni in gallerie italiane e internazionali e, nel 1984, la partecipazione alla Biennale di Venezia – Aperto '84.

Nel corso degli anni le sue opere furono presentate anche a Milano, Genova, Modena, Torino, Parigi, Ginevra, Kyoto, Bucarest e in numerose altre città europee.

Una ricerca tra materia, memoria e simbolo
La ricerca di Dragomirescu è difficilmente riconducibile a un'unica corrente artistica.

Nelle sue opere ricorrono figure, frammenti, simboli e forme archetipiche, spesso inseriti in atmosfere sospese e senza tempo. Il passato non viene rappresentato semplicemente come memoria storica, ma diventa una dimensione ancora presente, capace di dialogare con il contemporaneo.

Particolarmente significativo è l'utilizzo di materiali e tecniche differenti. Gesso, grafite, disegno, pittura e installazione concorrono alla costruzione di immagini nelle quali la materia sembra conservare le tracce di qualcosa di antico. La critica ha sottolineato proprio questa capacità delle sue opere di evocare mondi arcaici e una dimensione misteriosa, posta al confine tra realtà e simbolo.

Il tema della memoria e della spiritualità emerge anche nelle dichiarazioni dell'artista, che ha collegato la propria ricerca a immagini popolari, icone e simboli religiosi appartenenti a culture differenti.

Il rapporto con il Piemonte e l'Astigiano
Dopo il trasferimento in Italia, Dragomirescu sviluppò un rapporto particolarmente intenso con il Piemonte.

La sua attività espositiva lo portò più volte a Torino, dove espose in diverse gallerie già a partire dagli anni Ottanta. Nel corso della sua carriera consolidò inoltre il proprio legame con l'Astigiano, arrivando a vivere e lavorare ad Aramengo, nel territorio della provincia di Asti.

Il rapporto con il territorio astigiano non fu quindi occasionale. Nel 2001, lo stesso anno nel quale venne scelto come Maestro del Palio, l'artista fu protagonista di una mostra presso l'ex chiesa di San Giuseppe ad Asti.

La mostra, intitolata Una forte luce orizzontale sopra il sentiero di vetro, fu accompagnata da una pubblicazione edita da Lindau nel 2001. La documentazione relativa alla mostra testimonia così la presenza di Dragomirescu nella vita artistica astigiana proprio nell'anno della sua partecipazione al Palio.

Il Maestro del Palio
Nel 2001 Radu Dragomirescu venne scelto come Maestro del Palio di Asti, entrando nella galleria degli artisti chiamati a realizzare il drappo della corsa. L'elenco ufficiale dei Maestri del Palio dal 1967 conferma la sua presenza nel 2001, tra Gigino Falconi, Maestro del 1999, e Ezio Gribaudo, autore del Palio del 2002.

Dragomirescu e il Palio di Asti
La scelta di Dragomirescu come Maestro del Palio assume un significato particolare alla luce del suo rapporto con il territorio.

Nel 2001, infatti, l'artista non era semplicemente un autore chiamato da fuori città per realizzare il drappo: viveva e lavorava nell'Astigiano, ad Aramengo, e proprio nello stesso anno presentava una propria mostra ad Asti.

Il suo linguaggio artistico, fondato sulla memoria, sul simbolo e sulla trasformazione di elementi arcaici in immagini contemporanee, si confrontò così con una manifestazione nella quale la memoria storica e la tradizione costituiscono elementi fondamentali.

Il Palio del 2001 rappresentò quindi un incontro particolarmente significativo tra la ricerca contemporanea di un artista di origine rumena, ormai profondamente inserito nel panorama culturale piemontese, e una delle tradizioni storiche più importanti della città di Asti.

Un artista tra due culture
La vicenda artistica di Radu Dragomirescu si sviluppa tra Romania e Italia, tra la memoria del mondo antico e la contemporaneità.

La formazione rumena, l'esperienza archeologica, il trasferimento in Italia e il successivo radicamento tra Torino e l'Astigiano hanno contribuito alla costruzione di un linguaggio personale nel quale il passato non è mai semplicemente qualcosa di concluso, ma una presenza che continua a interrogare il presente.

Nel 2001, questo percorso incontrò il Palio di Asti. Il drappo affidato a Dragomirescu si inserì così nella storia della manifestazione portando con sé la sensibilità di un artista che aveva fatto della memoria, del simbolo e della materia alcuni dei temi centrali della propria ricerca.

 

Il drappo si distingue per una composizione di forte impatto, dominata dalla figura di un giovane uomo seminudo, raffigurato frontalmente e con lo sguardo rivolto verso l'osservatore. Nella mano sinistra il personaggio impugna una lunga lancia, mentre il corpo, modellato attraverso una pittura materica e luminosa, emerge da uno sfondo scuro e notturno.

Alle sue spalle si sviluppa l'elemento più enigmatico dell'opera: una grande forma bianca circondata da una campitura blu, sospesa nel cielo come una sorta di apparizione. La sagoma, volutamente indefinita, sembra sottrarsi a una lettura univoca e introduce nella composizione una dimensione simbolica e quasi archetipica. Al di sopra di essa, un disco luminoso richiama una luna piena, mentre una costellazione di piccoli punti luminosi dissemina il cielo.

Sul lato destro compare una struttura architettonica stilizzata, riconducibile a un elemento della città e sormontata da un ulteriore elemento circolare. Alla base è chiaramente leggibile l'anno 2001, mentre nella parte superiore del drappo compare il motto di Asti: “Aste nitet mundo sancto custode Secundo”.

La figura centrale costituisce il fulcro visivo e simbolico dell'opera. La lancia, la nudità del corpo e l'atmosfera notturna conferiscono al personaggio una dimensione che sembra oltrepassare la semplice rappresentazione del santo patrono. Dragomirescu costruisce piuttosto un'immagine sospesa tra mito, memoria e sacralità, nella quale l'identità del personaggio viene affidata più alla forza dei simboli che alla descrizione narrativa.

Particolarmente significativo è il contrasto cromatico fra il bruno-violaceo dello sfondo, il blu intenso dell'apparizione e il bianco luminoso della figura sospesa e del corpo. La luce non sembra provenire da una fonte naturale unica, ma assume una funzione quasi metafisica: illumina selettivamente le forme e le fa emergere dall'oscurità.

Il drappo riflette così alcuni aspetti caratteristici della ricerca di Dragomirescu, nella quale figura, materia, memoria e simbolo si incontrano in immagini che sembrano provenire da un tempo indefinito. L'artista non illustra semplicemente la tradizione del Palio, ma la trasforma in una visione contemporanea e sacrale, affidando alla pittura il compito di evocare ciò che appartiene alla memoria collettiva.

Ne risulta un drappo austero e misterioso, molto distante dalla rappresentazione celebrativa tradizionale: un'immagine notturna nella quale il Palio, la città e la dimensione religiosa vengono ricondotti a un linguaggio di simboli e apparizioni.

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