received m mid 1397592461227 0e9243c2705ab04321 1In una serata umida e piovosa hanno preso il via i quarti di finale torneo "Bandiere in goal": nel primo dei due quarti della serata, si sono affrontate Santa Caterina e San Lazzaro dando vita ha una partita equilibrata e combattuta che ha visto la formazione di Santa Caterina trionfare ai rigori per 4 a 3.  

I tempi regolari finiti 3 a 3 ha visto in goal per San Lazzaro Lano per ben 3 volte, ormai sempre più capocannoniere del torneo a quota 10 gol  e per Santa Caterina un goal a testa per D'Amico, Rubolino e Zanforlin.

Nel secondo quarto della serata San Silvestro e San Pietro, in un match al cardiopalma, che ha visto trionfare la formazione oroargento per 3 a 2 nei minuti finali (in goal per San Silvestro 2 Pinna R. 1 Cotza per San Pietro 2 Marchiò).

fonte: ilcanapo.com

Da questa pagina potrai contattarci per avere informazioni sull'Associazione, sui nostri eventi e sulle nostre attività!

Si celebrerà Domenica 6 aprile 2014 la Festa Titolare del Borgo San Lazzaro. Alle ore 10.30 il corteo gialloverde di musici, sbandieratori, dirigenza e borghigiani farà il suo ingresso nella chiesa di San Domenico Savio per prendere parte alla funzione religiosa per la ricorrenza.

Al termine della funzione sul sagrato della chiesa ci sarà l'esibizione degli sbandieratori gialloverdi.

Come tradizione al termine dei festeggiamenti si terrà il pranzo sociale, quest'anno presso il Ristorante TorreRossa in corso Alessandria 394.

Il pranzo sociale sarà anche il momento in cui verrà proclamato il "Borghigiano dell'anno" 2013, continuando la tradizione di illustri nomi di borghigiani che hanno lasciato il segno nell'Associazione con la loro opera.

Vi aspettiamo numerosi, fazzoletto al collo e San Lazzaro nel cuore!

locandina3

Si terrà sabato 12 aprile la settima edizione del Torneo Musici e Sbandieratori “Memorial Don Giacomo Accossato”, gara tra gruppi sbandieratori provenienti da tutta Italia e organizzato dall’Associazione Borgo San Lazzaro di Asti.

Dopo l'ultima edizione svolta in Piazza Castigliano ad Asti, il torneo torna nella location di Piazza Libertà in Cerro Tanaro all'ombra della Torre degi Adorni.
L’inizio delle gare è previsto, dopo una breve presentazione e intervento delle autorità, alle 14.30: in gara le specialità di Singolo Tradizionale, Coppia Tradizionale e Piccola Squadra (termine previsto per le 19) a giuria F.I.SB. – Federazione Italiana Sbandieratori. In caso di maltempo il torneo si svolgerà presso l'adiacente palestra comunale di Piazza Libertà.


Una meravigliosa serata quella che si è svolta sabato sera, 1 marzo, la prima edizione, nonché laprova di tante altre belle iniziative rivolte ai ragazzi, pensate e fortemente volute dal Comitato Palio San Lazzaro, con il coinvolgimento di realtà esistenti nel quartiere.

Dedicata interamente ai giovani talentuosi, ha avuto come filo conduttore, il coinvolgimento, di tutti coloro, che sul territorio della Parrocchia di San Domenico Savio, credono nelle potenzialità dei ragazzi.

“VEDERE TUTTI QUESTI GIOVANI INSIEME E TUTTE QUESTE REALTA’ COINVOLTE IN UN UNICO PROGETTO, E’ STATA UNA COSA MERAVIGLIOSA” ha ribadito il Rettore Carlo Biamino.

pod13

Nel 2008, dopo pochi mesi dalla scomparsa dello storico parroco del Borgo San Lazzaro, Don Giacomo Accossato, l'Associazione ha deciso di organizzare annualmente un torneo tra sbanderatori e musici di tutta Italia per ricordare una figura di primo piano nella vita del nostro Borgo.
Le prime 5 edizioni del Torneo erano intitolate "Il Podestà - Memorial Don Giacomo Accossato", dal nome del palazzo governativo presente in via Palazzo di Città e distrutto da un crollo nel 1680; dal 2013 si è deciso di intitolare il Torneo interamente a Don Giacomo.
La gara si svolge sotto l'egida della giuria F.I.SB. - Federazione Italiana Sbandieratori, di cui gli sbandieratori del Borgo San Lazzaro fanno parte dal 2005.
Il torneo ha avuto tre location differenti nelle sue edizioni: Piazza San Secondo e Piazza Castigliano ad Asti, Piazza Libertà a Cerro Tanaro.

Questo l'albo d'oro del Torneo:
2008 Sbandieratori e Musici di Megliadino San Vitale (PD)
2009 Sbandieranti dei Sestieri e Tamburine del Libero Comune Marinaro” di Ventimiglia (IM)
2010 Contrada “Borgo San Giacomo” (FE)
2011 Gruppo Storico “Palio dei Micci” di Querceta (LU)
2012 Sbandieratori e Musici “Borgo San Lazzaro”
2013 Gruppo Storico "Palio dei Micci" di Querceta (LU).
2014 Contrada “Borgo San Giacomo” (FE)
2015 Gruppo Sbandieratori e Musici "Borgo San Lazzaro"
2016 Gruppo Musici e Sbandieratori "Maestà della Battaglia" (RE)

20130413 1821261Foto Mem. Accossato 2 Piccola squadra S.Lazzaro Asti

foto2

Nel 2006 il gruppo sbandieratori gialloverde ha iniziato il corso per giovani sbandieratori under 15, fondando il proprio “settore giovanile” con l'intento di portare avanti l'arte della bandiera e di iniziare i giovanissimi alla vita borghigiana ed al mondo del Palio. In questi anni i nostri giovani hanno riportato dei buoni risultati, ottenendo delle ottime prestazioni nelle loro gare di categoria. Considerando che, questi giovani atleti, nel corso degli anni ci hanno dato delle grandissime soddisfazioni e sono supportati dalle loro famiglie che li hanno sostenuti in tutti i loro impegni, loro costituiranno il nostro futuro, e quindi bisognerà puntare e investire molto sul settore giovanile.

Nel 2012 il Gruppo Sbandieratori e Musici "Under" ha ottenuti i più importanti risultati della storia giovanile gialloverde: debutto della Grande Squadra e Musici alla Sbandierata del Santo (San Secondo) e la vittoria del Torneo Bandiere in libertà a Castell'Alfero. Ai Campionati Giovanili di Rubiera (RE) San Lazzaro ottiene il titolo di Campione d'Italia 2012 nella categoria Coppia Tradizionale e Grande Squadra di terza fascia (in cui sono compresi i ragazzi dai 13 ai 15 anni) ed il terzo posto nei Musici sempre nella terza fascia. Anche il 2013 è stato ricco di soddisfazioni per i giovani ramarri; ad inizio maggio hanno partecipato ad un Torneo a Volterra (“dei giovani in erba”) raggiungendo la zona podio in tutte le specialità. A fine giugno hanno partecipato ai Campionati Italiani a Massa Marittima raggiungendo ottimi piazzamenti nelle varie categorie e confermandosi tra i gruppi musici più forti d’Italia raggiungendo la Medaglia d’argento nei Musici di terza fascia ( 13 – 15 anni).

Per la prima volta, nel giugno di quest’ anno, si è avuta l’idea di creare una giornata organizzata appositamente, per avvicinare giovani e meno giovani al nostro Borgo; l’iniziativa Porte Aperte al Borgo San Lazzaroavvenuta sabato 15 giugno,presso il Campo da calcio del quartiere Praia, ha permesso a centinaia di ragazzi, di avvicinarsi all’arte della bandiera e del tamburo,  e ai loro genitori di conoscere il livello organizzativo di un comitato Palio. La giornata si è svolta all’insegna del divertimento e dell’allegria, tramite esercizi pratici, fino a tardo pomeriggio. Vedendo l’entusiasmo dimostrato dai giovani e dai loro genitori, sicuramente quest’esperienza verrà ripetuta negli anni successivi, in modo da mantenere sempre viva la tradizione del comitato Palio.

Attualmente il settore giovanili conta di oltre 40 elementi suddivisi tra chiarine, tamburi e sbandieratori suddivisi tra le tre fasce d’appartenenza: 8/10 -11/13 – 14/15.

A dir poco straordinari i risultati  ottenuti dai giovani atleti nel 2014. Il gruppo ha partecipato ad alcune gare di categoria e se si pensa che su 16 esibizioni presentate 16 sono stati i podi (9 ori, 4 argenti e 3 bronzi) si può capire la validità della nostra scuola di bandiere.

Ai campionati di categoria che si sono svolti a fine giugno in Puglia a Carovigno (BR) il gruppo ha fatto incetta di medaglie, risultando nel medagliere il miglior gruppi italiano, con 4 ori, 3 argenti e 2 bronzi:

ORO:MUSICI I° Fascia/Grande; SINGOLO II° Fascia; PICCOLA SQUADRA II° Fascia; GRANDE SQUADRA II° Fascia:

ARGENTO:MUSICI I° Fascia/Piccola; MUSICI II° Fascia/Grande;PICCOLA I° FASCIA:

BRONZO:COPPIA I° Fascia; GRANDE SQUADRA I° FASCIA


 Elenco delle attuali esibizioni del settore giovanile suddiviso per fasce:

I° Fascia (08/10 anni) : singolo – coppia – piccola squadra – grande squadra – musici

II° Fascia (11/13 anni) : singolo – coppia – piccola squadra – grande squadra – musici

III° Fascia (14/15 anni): piccola squadra – musici


 Elenco partecipazioni ai Campionati Italiani:

Rimini 2006: Lano Fabrizio - singolo

Lugo 2007: Lorenzo Garibaldi e Lorenzo Scalon - singoli

Ferrara 2008: Lorenzo Garibaldi - singolo

Senigalia 2009: Lorenzo Garibaldi - singolo, Nicolò Gallo e Fabio Lovece - coppia; Cristian Botte Michael Mondilla Fabio Lovece e Nicolò Gallo - piccola squadra

Volterra 2010: Lorenzo Garibaldi  Matteo Malabaila Fabio Lovece - singoli;Lorenzo Garibaldi e Matteo Malabaila - coppia; Fabio Lovece e Nicolò Gallo - coppia; Cristian Botte lorenzo Garibaldi Fabio Lovece Nicolò Gallo - piccola squadra 

Massa Marittima 2011: Lorenzo Garibaldi, Matteo Malabaila - singoli; Fabio Lovece e Nicolò Gallo - coppia; Michael Mondilla, Fabio Lovece, Nicolò Gallo, Davide Mancuso e Lorenzo garibaldi - piccola squadra; Ilaria Graziano, Francesca Josifi, Giulia Morra, Francesca Cossetta, Matteo Mondilla e Francesca Mosso – musici

Rubiera 2012: Enrico Josifi – Matteo Malabaila – singoli; Alessandro Merlone/Manuel Martis – Michael Mondilla/Matteo Malabaila – coppia; Lorenzo Martino Michael Mondilla Matteo Malabaila Nicolo’ Gallo  Ruben Gamba Lorenzo Di Filippo – piccola squadra; Michael Mondilla Enrico Josifi  Lorenzo Mosso Matteo Malabaila Nicolo’ Gallo Ruben Gamba Lorenzo Di Filippo  Antonio Bilotta – grande squadra: Eugenio Valle Margherita Valente Clementina Valente Federica Mussa Francesca Cossetta Federica Liccardi Maria Mancinone Matteo Mondilla Giulia Morra Giulia Varlotta Francesca Mosso Maddalena Valente Andrea Passarino – musici;

Massa Marittima 2013Filippo Scavino Enrico Josifi – singoli; Enrico Josifi/Maddalena Valente Francesco DiMartino/Alessandro Merlone Andrea Passarino/Daniele Sorace – coppia; Filippo Scavino Riccardo Di Martino Andrea Passarino Andrea Viarengo; Manuel Albertini Manuel Martis Enrico Josifi Lorenzo Mosso – piccole squadre; Giulia Saracco Margherita Valente Clementina Valente Federica Mussa Francesca Cossetta Federica Liccardi Maria Mancinone Matteo Mondilla Giulia Morra Giulia Pietragalla Francesca Mosso Maddalena Valente Andrea Passarino – musici;

Carovigno 2014Filippo Scavino  Enrico Josifi Diego Vigna – singoli; Enrico Josifi/Maddalena Valente Filippo Scavino/Riccardo Di Martino – coppia; Diego Vigna Riccardo Di Martino Filippo Scavino Fabio Rampone – piccola squadra I°Fascia; Fabio Bincoletto Enrico Josifi Maddalena Valente Massimo Tona Manuel Martis Alessandro Merlone – piccola squadra II°Fascia;  Francesco Di martino Lorenzo Mosso Davide Tosetti Mattia Tona – piccola squadra III°Fascia; Fabio Rampone Andrea Viarengo Diego Vigna Riccardo Di Martino Riccardo Abela Gabriele Abela Samuele Rubat Andrea Passarino -  grande squadra I° Fascia - Fabio Bincoletto Enrico Josifi Maddalena Valente Massimo Tona Manuel Martis Alessandro Merlone Filippo Scavino Mattia Tona – grande squadra II° Fascia; Marta Lorenzato Margherita Valente Federica Mussa Francesca Cossetta Matteo Mondilla Giulia Pietragalla Francesca Mosso Maddalena Valente Davide Maccagno Emanuele Ferrigno – musici;

13557966 10153675779877304 2018766914377804713 n

1230066 574907295878140 667551527 nIl gruppo Sbandieratori e Musici del Borgo San Lazzaro di Asti, nasce nell'autunno del 1977, i colori sociali sono il giallo e il verde (a cui recentemente si è affiancato il nero come colore complementare per i costumi, non utilizzato sui drappi e nelle insegne), l'insegna ufficiale è la croce ad otto punte verde su scudo in campo giallo.
Gli allenamenti iniziarono nel gennaio del 1978, una quindicina di ragazzi iniziarono a capire cosa volesse dire sbandierare e suonare.
Nel 1979 il gruppo aumentò a trenta persone, iniziarono ad arrivare richieste per alcune esibizioni in Piemonte e nel nord Italia, ma nel 1982 si riuscì anche ad oltrepassare i confini Italiani per alcuni spettacoli in terra francese. Alla gare cittadina (comunemente chiamata Paliotto, gara di bandiere dove si fronteggiano tutti i gruppi di Asti) dopo numerosi tentativi si riuscì a primeggiare nel 1988.
Dopo un decennio di alti e bassi, dal 1998 i miglioramenti sono stati continui e ben visibili, grazie al duro lavoro e puntigliosi allenamenti, il gruppo ha acquisito sicurezza, abilità e soprattutto una certo livello di organizzazione, riuscendo a diventare uno dei gruppi più forti di Asti.

IMG0 1787In oltre 30 anni di storia del gruppo, sono centinaia i luoghi dove ci siamo esibiti, sia in Italia che all'estero.
In Italia siamo stati a: Firenze, Milano in occasione della rievocazione storica delle cinque giornate, Parma, Legnano per il Palio, Alberga per la rievocazione storica , San Pellegrino Terme, Canelli più volte in occasione della rievocazione storica, tra le più belle in Italia, dell'Assedio di Canelli, e decine di altre cittadine e paesi, ci piace ricordare l'impegno più stano, quando siamo stati chiamati a presenziare alle nozze di un pilota aerospaziale, amante della nostra disciplina.
All'estero abbiamo visitato Francia, Belgio, Spagna, Svizzera, Ungheria decine di volte, le più prestigiose possono essere le due volte che siamo stati ad Orleanse in Francia in occasione della festa nazione in onore di Giovanna D'Arco, dove noi eravamo in rappresentanza Dell'Italia, Leans e Lille Francia in occasione del festival internazionale di trazioni e rievocazioni, Stavlot Belgio, anche qui in rappresentanza dell'Italia in occasione di un incontro internazionale folcloristico, Strasburgo sede del Parlamento Europeo, Obernai sul confine franco tedesco,abbiamo presenziato alla rievocazione della battaglia di Marengo, Lione due volte, Parigi anche qui due volte, abbiamo visitato più volte la Costa Azzurra, la Normandia, l'Alsazia.

Il gruppo formato da 50 elementi, tra sbandieratori e musici e porta in scena svariate esibizioni e musiche, niente e lasciato al caso ed ogni piccolo particolare è studiato durante impegnativi allenamenti, che hanno l'intento di far giungere il gruppo al massimo delle prestazioni, per gli impegni da sostenere. Lo spettacolo propone diverse figure: il singolo, la coppia, la piccola e la grande squadra. Vengono eseguiti lanci ed acrobazie ad una, due e più bandiere.
Il gioco della bandiera, accompagnato dalle musiche, fonde insieme eleganza, potenza e vigore.

577704 3819707055417 1909365246 nIl Gruppo prende parte ogni anno ai Campionati Assoluti Italiani, organizzati dalla F.I.SB., Federazione Italiana Sbandieratori Antichi Giuochi e Sport della Bandiera, nelle varie città Italiane che ogni anno sono sede di questo evento di importanza Nazionale. 

Nel 2009 il nostro gruppo ottiene il 3° posto al Campionati Nazionate TENZONE ARGENTEA  a Fabriano, ottenendo la promozione tra i primi 16 gruppi italiani alla TENZONE AUREA, massima categoria in Italia che raggruppa i 20 migliori gruppi italiani.

Nel 2010 partecipa al Campionato Nazionale di Verona ottenendo il 2° posto assoluto nella specialità singolo tradizionale, prima assoluta per Asti, da parte del nostro borghigiano Fabrizio Lano, 8° posto nella Piccola Squadra e classificandosi come 13° gruppo italiano nel campo delle bandiere.
Nel 2011 a Bra, Fabrizio ottiene nuovamente il podio con la 3° piazza e la coppia si classifica come 6° miglior coppia in Italia.
Fabrizio si riconferma 3° in Italia anche ai campionati nazionali di Faenza 2012.
Alla Tenzone Aurea 2013 di Ascoli Piceno il gruppo si conferma come la 17° compagine italiana assoluta

Per maggiori informazioni: www.fisb.net

Una delle manifestazioni collaterali più importanti e sentite del Palio di Asti è sicuramente il Palio degli Sbandieratori, detto "Paliotto", che vede sfidarsi sulla Piazza del Santo dal 1977, nelle specialità di Grande Squadra e Musici, i migliori Gruppi Sbandieratori Rionali del Palio di Asti.

Ogni anno la Piazza del Santo si colora delle bandiere rionali che colorano il cielo giusto un attimo prima di ricadere nelle mani del proprio alfiere.

Il nostro Gruppo negli anni ha partecipato a numerose edizioni del Paliotto, riuscendo a primeggiare nel 1989, 2003, 2005, 2007 e 2008, 2009, 2011, 2012 e 2013.

Nel 2005 la manifestazione ha avuto una svolta e dire poco epocale: oltre ad essere stata inserita nelle Manifestazioni Ufficiali del Palio di Asti, la gara passa sotto la giurisdizione della F.I.SB., di cui si adotta parte del regolamento tecnico federale (con alcune deroghe), mentre rimane a parte la giurisdizione disciplinare ed organica. L'introduzione del nuovo regolamento ha dato un nuovo stimolo all'intera manifestazione ed ai Gruppi Rionali, che hanno notevolmente aumentato il livello tecnico delle proprie esibizioni.

1230066 574907295878140 667551527 n


 

ALBO D'ORO DEL PALIO DEGLI SBANDIERATORI

Anno

Premio Sbandieratori

Premio musici

1977

Santa Maria Nuova

1978

Santa Caterina

1979

Torretta

1980

San Pietro

1981

Santa Caterina

1982

Viatosto

1983

Torretta

1984

Viatosto

1985

Cattedrale

1986

Santa Caterina

1987

Torretta

1988

San Lazzaro

1989

Santa Caterina

1990

Torretta

1991

Torretta

1992

San Martino San Rocco

1993

Torretta

1994

Torretta

1995

Torretta

1996

San Secondo

San Silvestro 

1997

Castell’Alfero

1998

Torretta

San Lazzaro

1999

Torretta

San Lazzaro

2000

Santa Caterina

Santa Caterina

2001

Santa Caterina

Santa Caterina

2002

Santa Caterina

Santa Caterina

2003

San Lazzaro

Santa Caterina

2004

Santa Caterina

San Lazzaro

2005

San Lazzaro

San Lazzaro

2006

Santa Caterina

Santa Caterina

2007

San Lazzaro

San Lazzaro

2008

San Lazzaro

San Lazzaro

2009

San Lazzaro

San Lazzaro

2010

Santa Caterina

San Lazzaro

2011

San Lazzaro

San Lazzaro

2012

San Lazzaro

San Lazzaro

2013

San Lazzaro

San Lazzaro

2014

 San Lazzaro  San Lazzaro
 2015  San Lazzaro  San Lazzaro
 2016  San Lazzaro  San Lazzaro

Il Palio di Asti non è unicamente la Corsa della III° domenica di Settembre, ma è una festa continua, con degli appuntamenti di maggiore importanza durante l'anno paliesco.


 GIURAMENTO DEI RETTORI E STIMA DEL PALIO

 

Dopo i solenni proclami del Sindaco e del Capitano del Palio, si passa alla nomina Ufficiale dei Rettori ed alla loro investitura, che avviene con un tocco di spada sulla spalla destra, coperta da un mantello in velluto nero e fodera bianca, e dall'apposizione del madeglione recante lo stemma del Borgo/Rione/Comune; solo adesso si potrà accedere al più antico e solenne rito che il nostro Palio conosca: la stima dei Palii

Il Sabato prima del Martedì di San Secondo (che cade il primo Martedì di Maggio), Asti riscopre un rito antichissimo che apre ufficialmente i festeggiamenti Patronali e mette in moto la macchina Paliesca; la Stima del Palio è uno degli antichissimi riti di cui abbiamo memoria nei documenti conservati nell'Archivio Storico: preceduta da un sontuoso corteo di figuranti, che rievocano l'antico popolo medievale che si raduna sulla Pubblica Piazza per un'occasione importante, i duo Nuovi Pali fanno la loro prima comparsa dall'androne comunale...è un tripudio di applausi e iniziano già i primi scongiuri riguardo i colori che sono stati usati e riguardo alla simbologia nascosta nel drappo che ogniuno cerca di portare a suo favore.

 

La Stima dei Palii è una "misurazione" sulla pubblica piazza della conformità delle misure del Palio, ovvero la pezza di velluto cremisi che viene consegnata arrotolata sotto il labaro, il "dipinto" che molti confondono con il Palio verio e proprio. Le misure devono essere di 16 rasi (un'antica misura piemontese) per il Palio della Corsa e 10 rasi per quello da donare alla Collegiata di San Secondo.

A tre mercanti di stoffe e tessuti residenti nella città viene affidato il conpito di controllare la bontà del manufatto, e se risulta essere aregola, viene posto sotto sigillo in cera lacca con il marchio della Città di Asti e il Sindaco, con un solenne proclama alla folla, annunzia ufficialmente la Corsa del Palio di Asti per la III domenica di Settembre: E' PALIO!

 


 OFFERTA DEL PALIO ALLA COLLEGIATA E PANEGERICO DEL SANTO

offerta del Palio alla Collegiata

L'offerta del Palio da parte del Comune alla Collegiata di San Secondo è fra le più antiche e suggestive cerimonie della storia astese, e risale, sembra, alla seconda metà del XIII secolo. Il giorno del Santo Patrono uno sfarzoso corteo composto dai gruppi in costume dei Rioni, Borghi e Comuni che partecipano alla corsa di settembre, muove da Palazzo Civico verso la Collegiata per l'offerta del Palio.

A conclusione della cerimonia, il Palio per la Collegiata sarà gelosamente custodito in chiesa in un'apposita cappela che raccoglie tutti i Palii donati alla Collegiata; il Palio per la corsa sarà esposto a Palazzo Civico, perché gli astigiani, vedendolo, siano certi che, ancora una volta, si ripeterà la secolare tradizione della corsa del Palio. Sulla Piazza, intanto, il Sindaco e il Parroco della Collegiata, offriranno la tradizionale "Minestra dei Poveri" riprendendo una antica usanza secondo la quale, almeno nel giorno del Santo Patrono, tutti potevano gustare un piatto caldo: una minestra di fagioli o di ceci, un bicchiere di buon nettate d'uva e il classico Mun, il mattone dolce tipico delle nostre colline astigiane.

269174 154182048053926 1475890985 nOgni anno, nel week-end che precede la corsa, piazza San Secondo si anima e si riempie delle variopinte bancarelle dei rioni che vendono prodotti artigianali, fatti a mano, oggettistica varia, con i colori del proprio rione e con la propria effige.

Ci vuole tutto un anno per preparare la bancarella e gli oggetti in vendita, tanto che viene istituita presso i comitati un’apposita commissione.

Le strutture delle bancarelle sono oggetto di un approfondito studio sulla tipologia medievale, sopratutto quella in vigore ad asti secondo l'art. 71 del Codice Catenato, il vero e proprio "diritto astigiano" del medioevo.

Ogni Rione, Borgo e Comune partecipante al Palio vi allestisce infatti la propria bancarella che, oltre alle tradizionali bandierine e fazzoletti, offre curiosi ed originali souvenirs, rigorosamente confezionati con i propri colori. Una ghiotta occasione, per grandi e piccini, di accaparrarsi i prodotti dell'artigianato rionale, realizzati con cura e passione durante l'anno nei vari Comitati. Un appuntamento divenuto ormai tradizione, di grande richiamo sia per gli astigiani sia per i numerosi turisti che affollano la città in occasione del Palio.

Ogni Rione, Borgo e Comune partecipante al Palio vi allestisce infatti la propria bancarella che, oltre alle tradizionali bandierine e fazzoletti, offre curiosi ed originali souvenirs, rigorosamente confezionati con i propri colori. Una ghiotta occasione, per grandi e piccini, di accaparrarsi i prodotti dell'artigianato rionale, realizzati con cura e passione durante l'anno nei vari Comitati. Un appuntamento divenuto ormai tradizione, di grande richiamo sia per gli astigiani sia per i numerosi turisti che affollano la città in occasione del Palio.

Al mercatino del Palio è anche associato un riconoscimento, messo in palio ogni anno dal Borgo Viatosto, che valuta diversi aspetti di questa manifestazione collaterale:

- Premio Bancarella;

- Premio miglior oggettistica artigianale;

- Premio miglior struttura della bancarella;

- Premio miglior oggetto artistico


 
http://www.sanlazzaroasti.net/sito/templates/jsn_epic_free/images/dot.png); background-color: rgb(255, 255, 255); color: rgb(0, 0, 0); font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 18px; background-position: 0% 0%; background-repeat: repeat no-repeat;">
http://www.sanlazzaroasti.net/sito/templates/jsn_epic_free/images/dot.png); background-position: 50% 0%; background-repeat: no-repeat repeat;">
 

 

1993: Il passaggio della cometa.

Secondo il memoriale di Guglielmo Ventura, storico astese vissuto alla fine del duecento, nel 1301 transitò nel cielo una splendida cometa. L'evento suscitò grande stupore e interesse presso gli astigiani che, sia i popolani sia i nobili, presero a salire sulle colline che chiudevano il Borgo San Lazzaro, per scrutare i movimenti della stella e trarne auspici. Per esorcizzarne i malefici, o per impetrarne i favori, si consolidò la moda di portare l'effige della cometa ricamata sulle vesti o fissata su bastoncini come vessilli.


 2000: Pellegrinaggio di ringraziamento alla Collegiata di San Secondo.

San Lazzaro, vincitore del Palio 1999, rievoca altre vittorie del Palio, quando in epoca medievale la gioia dei borghigiani per il drappo finalmente conquistato, portava a feste e a cerimonie di spontaneo ringraziamento al Santo Patrono per averli prediletti. Dunque solenne Te Deum in Collegiata intonato dai borghigiani di San Lazzaro per celebrare la benevolenza del Santo nei loro confronti.


 2001: Guglielmo Ventura: speziale, mercante, insigne cronista astese.

Il Borgo San Lazzaro intende, attraverso la presentazione di alcuni momenti della sua vita, rendere un doveroso tributo alla figura di Guglielmo Ventura, speziale, mercante, insigne uomo di studio dalla profonda cultura, cronista di eventi astesi. Alla sua penna è dovuta la prima documentazione relativa al Palio di Asti e per questo, a lui va la riconoscenza di tutti gli appassionati che hanno tratto da questa testimonianza sprone e incitamento a sostegno della storica corsa.
Nato ad Asti nel 1250, apparteneva alla fiorente borghesia comunale, fu investito di importanti incarichi e pubblici uffici. Uomo di indiscussa dirittura morale, fu sia insigne studioso, sia eclettico ed acuto osssrvatore dei fatti e dello spirito del suo tempo e non trascurò l'impegno e l'azione personale.
Guglielmo VenturaDi professione speziale, ha esercitato in Asti la sua nobile arte nella "apoteca", che era con ogni probabilità situata nello stabile dei signori Comentina, verso il lato della Piazza della "delle Erbe", poco discosto dalla Collegiata di San Secondo. Ai figli lasciò una precisa normativa e numerose indicazioni deontologiche ispirate ai principi di onestà, competenza, impegno ed etica professionale, tuttora di straordinaria validità e di notevole attualità.
La sua attività di mercante lo condusse in molte zone d'Italia, tali viaggi gli offrirono l'opportunità di presenziare a molti avvenimenti e gli consentirono di attingere conoscenze da fonti anche non scritte. Su queste basi, grazie al suo appassionato scrupolo di ricercatore e narratore egli stenderà le note che costituiranno il celebre Memoriale.
Nel Memoriale "De gentis civium astensium et plurium aliorum" -imprese dei cittadini astesi e di molti altri- esce spesso dai confini della sua città natale per riferire ed annotare con lo scrupolo del "cercatore" di verità le situazioni della realtà politica dei centri piemontesi, lombardi e liguri.
Il Memoriale, anche se incentrato sulle lotte tra Guekfi e Ghibellini, rappresentati in Asti dalle famiglie dei Solaro e dall'Hospitium De Castello, riporta altresì fatti e avvenimenti di cronaca varia: si deve proprio al Ventura la più antica notazione riferita alla corsa del Palio. Egli infatti ricostruendo gli avvenimenti del 1275 ricorda che gli astesi in quell'anno, in sego di vittoria, corsero il Palio sotto le mura della vicina e rivale città di Alba.
L'opera de Ventura, animata nella sua intensa e spontanea partecipazione personale alle vicende, costituisce, a giudizio di eminenti critici, "uno dei più bei monumenti di storia del Piemonte e del basso medioevo" e lo fa annoverare tra i più illustri cittadini astesi.


 2002: Le alterne vicende della fortuna.

Ai versi tratti dal "Carmen de varietate fortunae", poema scritto intorno all metà del XV secolo da Antonio Astesano, si ispira il tema della sfilata.
La Fortuna indispensabile componente di ogni vittoria, apre il solenne corteo sotto le sembianze di una leggiadra fanciulla: stringe in pugno il Palio vinto e si appoggia alla ruota con la quale determina i corso degli eventi umani.
Il carro su cui avanza porta i colori e le insegne dei Borghi e Rioni che hanno partecipato alla corsa, tutti proni al suo cieco ed ineluttabile volere, tutti possibili futuri destinatari di un suo bacio.
Segue il carro della Fortuna il Cavaliere Vincitore in candide vesti a simboleggiare lealtà, onestà e nobili sentimenti con i quali ha partecipato alla tenzone: sfila tra la folla festante, seguito da coloro che con il loro umile ma determinante lavoro ne hanno favorito il successo.
Mentre avanza tra il popolo festante, intona canti e ballate affinché la volubile Dea sia ancora una volta propizia.


2003: Una merce preziosa nel medioevo astese: il sale.

Carretto del saleIl sale ha sempre rappresentato per l'uomo un elemento di fondamentale importanza sia dal punto di vista alimentare -per gli usi di cucina e la conservazione degli alimenti- sia in altre attività quali farmacologia e la concia delle pelli. In epoca medievale il sale divenne oggetto di controllo fiscale da parte dell'autorità, che ne determinava le procedure di approvigionamento, il commercio e il consumo. La normativa astigiana in materia era particolarmente dettagliata: gli Statuta, pervenuti nella redazione trecentesca, stabiliscono i termini per la riscossione del tributo sul sale (gabella), l'allestimento di un magazzino dove depositarlo e venderlo, limitandone la possibilità di commercio ai soli autorizzati e fissando pene pesanti per chiunque contravvenisse (collazione XX Capp. X, XI, XII). Gli Statuta Revarum, che stabilivano i dazi sulle merci, sono ancora più dettagliati: nella sezione intitolata "Gabella et pedagum salis Civitatis Ast" si legge che in Asti e in tutte le terre dipendenti era severamete vietato commerciare e utilizzare sale su cui non fosse stata pagata la tassa predisposta; il sale poteva entrare in città soltanto attraverso Porta San Pietro e Porta San Quirico, dove specifici funzionari, i gabellieri, avrebbero incassato il pedaggio.
Giungevano così in città ingenti carichi della preziosa merce, trasportati dai luoghi di produzione su carri o anche in sacchi a spalla lungo le strade e i sentieri d'Appennino e della Langa e poi vendute all'ingrosso o al dettagkui dai ricchi mercanti che se ne erano assicurati l'appalto: un'attività in cui furono molto attivi gli Asinari.
A riprova del valore attribuito al sale, non privo di significati simbolici (salis sapientiae), ogni anno ne veniva consegnata una determinata quantità agli ordini religiosi e alla comunità monastica in segno di devozione e omaggio.


2004: Malati e medicine nel medioevo: Pietro Ispano e il tesoro dei poveri.

078Asti, posta al centro della regione subalpina in una posizione geografica dominante le vie di comunicazione fra Liguria, la pianura padana e le regioni d'oltralpe, rappresentò fin dall'antichità un importante nodo stradale. Nel periodo medievale quest'importanza aumentò sia in relazione ai traffici commerciali che facevano capo all'attivo ceto mercantile cittadino, sia per il flusso dei pellegrini che giungevano in città percorrendo la Via Francigena.
L'assistenza ai viandanti era affidata alle attività assistenziali degli hospitia, operanti presso conventi e monasteri, che si prendevano cura anche dei tanti ammalati che bussavano alle porte. L'hospitium di San Lazzaro, posto a levante della città, a sinistra del Rio di Valmanera, era deputato, proprio per la sua collocazione al di fuori delle mura, alla cura e all'assistenza dei lebbrosi e degli appestati: richiamandosi a questa antica istituzione, il Borgo San Lazzaro rievoca il tema della malattia e delle cure nel Medioevo.

Allora le cure mediche erano ben diverse a seconda della classe sociale e delle disponibilità del malato. Molto ricette richiedevano sostanze provenienti dal lontano oriente, talora anche pietre preziose polverizzate e oro: la più nota di queste pozioni era la Teriaca, composta di oltre 66 erbe diverse, considerata una sorta di panacea adatta a curare ogni tipo di patologia, ma non per questo a buon mercato. 066Queste terapie erano di costo elevatissimo e accessibile soltanto ai ricchi, senza che per questo si rivelassero più efficaci: i meno abbienti e i poveri, ovvero la maggioranza degli ammalati, ne erano esclusi. Per questi malati si doveva provvedere con i medicamenti a buon mercato, raccolti in numerosi ricettari che si ispiravano a Galeno ed altri medici dell'antichità.

Un apporto fondamentale in questo campo si deve a uno dei massimi medici medievali, Pietro Ispano. Salito al soglio pontificio con il nome di Giovanni XXI, è l'unico papa ad essere lodato da Dante nel Paradiso; ma è soprattutto l'autore di un trattato medico dall'enorme fortuna, Il Tesoro dei poveri - Thesaurus Pauperum - raccolta di ricette a "capite ad calcem" per i mali più diffusi. L'oper fu trascritta in più versioni e tradotta in diverse lingue fino a tutto il XVIII secolo. Gli studi di Pietro Ispano furono rivolti alla definizione della professione medica, basata sullo studio filosofico nella natura umana - la physica aristotelica - ma soprattutto sulla pratica.
Il Thesaurus Pauperum è un'opera quindi atta ad offrire una risposta pratica ed immediata a probemi di comune diffusione, molto conosciuta a quanti anche in Asti si prodigavano per alleviare le sofferenze dei malati più poveri.


2005: La santificazione della festa nel medioevo "Tabernaculum et Taberna".

Il Borgo San Lazzaro intende rievocare le numerose festività collettive nella vita medievale: se ne contavano più di 107 tutte esigenti lo svago e il riposo!
Ogni festa era strettamente osservata ed aveva come momento essenziale il rito della Santa Messa, che radunava in chiesa tutta la popolazione. Secondo autentica consuetudine, la messa più frequentata era quella dell'ora terza (circa le ore 9): per parteciparvi era necessario alzarsi di buon'ora, anche per avere il tempo di prepararsi convenientemente per quell'importantissimo momento di aggregazione e vita della comunità.
Per i più abbienti quella era un'occasione per sfogguare abiti sfarzosi ed accessori lussuosi, vezzo spesso biasimato dai predicatori.
Per i giovani un'opportunità di incontro e una possibilità, seppur minima, di intrecciare relazioni, anche sentimentali.
Era un incorciarsi continuo di sguardi scrutatori e incuriositi fra i fedele presenti -donne e uomini disposti in gruppi rigorosamente separati- mentre la liturgia si svolgeva con una serie di riti in cui era privilegiata una gestualità mercata, fortemente teatrale.
La celebrazione avveniva tutta in latino, ad eccezione dell'omelia; all'offertorio i fedeli dovevano versare l'obolo in danaro o in prodotti della terra e molte testimonianze riferiscono che il celebrante prestava grande attenzione all'entità delle offerte ricevute: se non era ritenuta soddisfacente, la funzione veniva ripresa dall'inizio, anche più volte. Se in un documento del 1345 sono riportati i nomi delle venti parrocchie esistenti al tempo -numero notevole. specialmente se rapportato ad una popolazione di 15/20.000 abitanti; una fonte posteriore lascia intendere che altrettante e più numerose fossro le osterie e taverne.
Al termine delle liturgie, finalmente, gli uomini vi si recavano gioiosamente per festeggiare, bevendo e giocando a dadi, le ore di svago e riposo, mentre le giovani donne a gruppi vivaci ed eleganti, vestite dei loro abiti migliori, passeggiavano e indugiavano sulle piazze chiaccherando.


2006:


2007: L'arte dorata: l'alchimia

Considerata arte divina dai suoi sostenitori e arte fraudolenta e diabolica dai suoi avversari, l'alchimia è stata accolta con grande attenzione dalla cultura medievale. La sua rapida diffusione all'ombra dei conventi scatenò una reazione durissima della Chiesa: molti frati vennero inquisiti e alcuni mandati al rogo come eretici, altri dovettero oscurare i proprio interessi per sfuggire all'Inquisizione.
Non seppe resistere al fascino dell'alchimia il cavaliere astigiano dell'Ordine Gerosolimitano fra' Filippo di Revigliascoche morì i fama di santità, rinnegando totalmente i suoi interessi poco conciliabili con i voti professati, non prima di sigillare i segreti dell'alchimia nella sua "Practica operis magni". Secondo il rituale infatti i maestri iniziavano i propri discepoli, consegnando loro i propri libri come dono divino posto sotto sigillo consacrato. I discepoli giuravano "di conservare in segreto i segreti dell'arte divina".
Al messaggio scritto si affianca quello figurato dei simboli, che nasce dalla necessità di rendere l'arte dell'Alchimia incomprensivile ai profani, in quanto non si conveniva che cose nobili fossero conosciute dal volgo poiché sarebbero state disprezzate e derise e la filosofia sarebbe stata stimata pazzia.
Ricca di simboli legati al mondo animale, di enigmi e di allegorie, l'alchimia diventa una vera e propria scienza in cui si congiungono e si sovrappongono aspetti chimici, atti alla trasmutazione di metalli vili in oro, e aspetti filosofici e mistici, che celano un processo di purificazione spirituale dell'uomo. L'alchimista medioevale, aggiungeva ai quattro elementi Aria, Acqua, Fuoco e Terra un quello elemento etereo, la Quintessenza, dalla quale ricavare la Pietra Filosofale descritta dalla leggenda come una polvere giallina, rossa o grigiastra, capace di far assumere la natura aurea al corpo vile con cui entrava in contatto. Alla Pietra Filosofale si attribuiva anche il potere di agire come "elisir di lunga vita", capace di guarire ogni malattia, di preservare la salute e di rendere agli anziani il vigore dei giovani.
Il Borgo San Lazzaro intende rievocare il laboratorio e oratorio dell'alchimista medievale con forni, mantici, tenaglie, bocce, alambicchi e apparecchi distillatori utilizzati per compiere la Grande Opera, cioè l'insieme delle operazioni necessarie alla trasmutazione. Il fuoco alchemico doveva essere di giusta qualità, in modo fa poter cedere calore dolce e continuo all'Uovo Filosofale, un essere recipiente a forma di uovo contenente il corpo da cui estrarre la prima materia e immagine simbolica che racchiude in sé il mistero del germe della vita.


2008: Dell'eclissi di sole.

Il cronista astese Guglielmo Ventura scrive nel capitolo III del suo Memoriale: "Nell'anno 1261, durante il mese di gennaio, fu predetto da Frate Lanfranco, esperto uomo di scienza dell'ordine dei Predicatori, che alla vigilia della successiva festa dell'Ascensione, verso l'ora nona, una parte del sole sarebbe diventata oscura in tutto il mondo. Proprio in quel giorno vidi sulla piazza dei Guttuari parecchi uomini riuniti, in attesa se questo portento si manifestasse; su uno specchio posto in un bacile di ottone pieno d'acqua, apparve in ombra circa metà del sole".
palio2008 sfilataUBE159Quanto il cronista descrive come sorprendente frutto di una predizione era probabilmente il risultato della diffusione di trattati greci e arabi, che dopo l'anno mille portarono in occidente un corpus nuovo di letteratura scientifica riconducibile ad Aristotele "maestro di color che sanno", compatibile con le scritture e la teologia cristiana.
Al tempo del Ventura i docenti delle scuole ecclesiastiche e delle università provenivano in gran parte degli ordini religiosi francescano e domenicano: e proprio a quest'ultimo apparteneva frate Lanfranco.
essi custodivano la cultura che trovava il suo nucleo scientifivco in quadrivium, comprendente l'aritmetica, la musica, la geometria e l'astronomia, cioè lo studio delle grandezze in movimento.
Esisteva una correlazione tra astronomia e astrologia: per comprendere le influenze dei corpi celesti sulle fortune umane era necessaria la conoscenza dell'astronomia e dell'osservazione dei fenomeni celesti attraverso l'uso di strumenti in cui trovava applicazione il calcolo trigonometrico.
Grazie alla conoscenza del Ciclo di Saros e del Ciclo di Metone era possibile prevedere il manifestarsi di eclissi di sole e di luna che venivano interpretati come fonti di presagi. Il Borgo San Lazzaro rievoca l'eclissi di sole del 1261 e immagina le diverse reazioni che suscitò: la dotta curiosità dei "Maestri di Chiesa e Scuola" per i quali è oggetto di studio, lo stupore curioso dei nobili per un fenomeno portentoso, il timore reverenziale del popolo non istruito, che vede nell'oscurarsi del sole un segno della collera divina e un presagio di eventi funesti da allontanare mediante forme rituali.


 2009: Pro colatione facta in Pallatio magnifici Domini Potestatis.

Nel medioevo le feste di San Giovanni e di Santo Stefano erano ricorrenze importandi e ad Asti, almeno dall'inoltrato XIII secolo, prevedevano anche il rinnovo del Consiglio di Credenza e di quello dei Dodici con l'avvicendamento dei Consiglieri. Tali eventi non erano semplici formalità burocratiche, ma prevedevano una festosa cerimonia pubblica seguita da un costoso rinfresco a spese del Comune.
001Il rinfresco era particolarmente affollato, infatti il solo Consiglio era composto da 180 membri, ai quali andavano aggiunti i numerosi addetti agli "Officia" comunali, podestarili e ducali - piace pensare con relative signore - per non meno di 500 invitati.
Nel volume dei conti della tesoreria ducale del 1498 è attestato che in quell'anno il Governo rimborsò a Gandolfo Bichi e a Bernardo Forno di Asti la somma complessiva di 32 fiorni spesa "...fatta pro colatione facta in magnifici Domini Potestatis" nei giorni di Santo Stefano e di San Giovanni, "la cui festa è celebrata secondo antica consuetudine da molto tempo praticata". Nel dettaglio, risultano acquistate 20 libbre (circa 7 Kg) di "Dragea" (frutta secca candita in froma di confetti), 20 libbre di "Pignoccate" (pasticcini a base di pinoli) e 1000 "obiate" cioè le cialde ancora oggi conosciute col nome di Canestrelli. Il tutto veniva accompagnato da due "stare" (100 litri circa) di vino Moscato, due "stare" di Stellaria, prezioso vino bianco aromatizzato, e sei pinte di Ippocrasso, vino speziato con funzioni digestive.
Il Borgo San Lazzaro intende rievocare il festoso rinfresco pubblico, incorniciato da una "carrata di frasche ed una somata di fascine" e sottolineare il ruolo centrale del cibo visto come simbolo di potere, momento di aggregazione festa, riportando ala luce antiche ricette medievali.


 2010: Le "regina delle misure": la bassa danza.

"Il Bel danzar che con virtù s'acquista per dar piacer all'anima gentile conforta il cuore e fal più signorile e porge con dolcezza allegra vista".

Il fascino esercitato dagli stili di vita dei nobili, con i quali i mercanti-banchieri astigiani dal XIII secolo furono in stretto rapporto in tutta Europa, portarono nei secoli successivi alla fioritura in Asti di un ceto aristocratico che fece proprio il modo di vivere delle corti, ispirandosi agli stessi modelli culturali. Mentre in precedenza il prestigio il prestigio coincideva con il potere militare e il possessofondiario, in seguito diventò importante presso le ricche famiglie dell'aristocrazia mercantile astigiana dimostrare pubblicamente il proprio splendore.
ILa bassa danza: i musicantin particolare le feste diventarono sempre più sfarzise e fatasioso, includendo rappresentazioni nelle quali i protagonisti erano gli aristocratici che danzavano per piacere personale e per dovere sociale. Le danze, camminate o strisciate, erano semplici, basate su passi ritmici e figure ripetute in gruppo o in coppie, molto diverse dalle danze vivaci e saltate con accento pantomimico proprie dei contadini e del popolo.
Nel corso del XV secolo, in seguito alla codificazione di tutte le arti, è attestato anche il maestro e teorico della danza al servizio dei nobili. Ladocumentazione sul ballo si arricchisce grazie alla comparsa dei primi trattati; sono pervenute anche coreografie, strutturate sulla musica con una vera e propia "intavolatura" di passi. In particolare, hanno grande rilevanza storica i manoscritti a noi pervenuti di tre maestri del tempo: Domenico da Piacenza, Antonio Cornazano e Guglielmo Ebreo che hanno lasciato nei loro testi la descrizione delle coreografie suddivise in basse danze e balli. Se al cavaliere la danza offre l'occasione di mostrare il suo vigore, alla dama permette di mostrare la soavità e la dolcezza degli atti, mediante un atteggiamento "humile et mansueto" come la stessa natura prescrive: in tal modo potà essere da tutti lodata e apprezzata.
Il Borgo San Lazzaro intende rievocare la "Bassa danza" delle famiglie dell'aristocrazia astese, detta dai trattatisti dell'epoca la "regina delle misure" caratterizzata da movimenti lenti, gentili, ricchi di grazia che rispettano i tre elementi fondamentali "tempo, misura et maniera".


2011: Il corpo femminile tra idea di bellezza ed igiene. Cosmetici, balsami e profumi ad Asti nel Medioevo.

“Belle, splendide erano le loro mogli, di bisso e porpora i loro vestiti e le loro teste coperte di preziosissimi gioielli …”. Così Guglielmo Ventura si inchina ammirato davanti ai segni della bellezza cortese e raffinata delle dame dei Guttuari. Ma quale era il loro aspetto? Il corpo è grande e snello, bianco e morbido. I capelli sono biondi con fronte spaziosa e priva di impurità. Il viso candido, roseo e splendente. Gli occhi lucenti, alteri e miti. La bocca è piccola, dolce e amorosa e i denti bianchi e serrati. La gola e le mani bianche, lisce e morbide. Il seno è fiorente.

FOTO0319Questo l’ideale di bellezza femminile che emerge dalla lettura del Petrarca, del Sacchetti e di altri poeti minori del Trecento. E’ probabile che anche le dame astigiane rincorressero questo ideale di bellezza, utilizzando preparati oleosi, balsami e unguenti grazie a ricette tramandate oralmente o attraverso ‘i segreti’, raccolte scritte in stile semplice e talvolta rozzo. Le dame si avvalevano dell’aiuto degli speziali, che nelle loro botteghe preparavano unguenti per sbiancare la pelle con noci, garofano, perle bianche e noce moscata; per imbiondire i capelli usavano zafferano, saponi, semi di lino e camomilla, per distillati profumati gigli, lavanda, rose e fiori d’arancio. Queste e altre materie prime usate per la cosmesi, come argento vivo, allume di rocca, vetriolo, biacca, carpobalsamo, canfora, zenzero, gomma arabica, salgemma, spigo e tuzia vengono elencate negli “Statuta Revarum Civitatis Ast” tra le merci soggette a tassazione commerciate sul territorio di Asti, insieme a spugne, tela da asciugamani e vetro per specchi.

Il Borgo San Lazzaro intende rievocare il commercio e l’uso di cosmetici, balsami e profumi delle donne astigiane in un’epoca in cui la bellezza era sinonimo di ricchezza: dalla bottega dello speziale, dove le nobili clienti contrattano l’acquisto dei rimedi ed i ricchi mercanti portano le esclusive materie prime, alla stanza privata in cui la dama si dedica alla cura di viso, corpo e capelli, aiutata dalla servitù per schiarire l’incarnato, decolorare i capelli o porre rimedio alle lentiggini. Chiudono il corteo dame con fiori profumati, incenso ed essenze ed i nobili astigiani che manifestano la loro opulenza con la bellezza delle loro donne.


2012: "Elogio dell’aglio: da “Teriaca dei villani” a ingrediente fondamentale del “Sapor Rusticorum” antenato medioevale della “Bagna càoda” astigiana.".

Nel Medioevo l’aglio era considerato un ortaggio dalle virtù stimolanti, digestive ed antisettiche, che lo rendevano utilizzabile non tanto e non solo come pianta alimentare ma anche come medicamento.

561999 286527598115412 268041186 nIl Guainerio, medico chierese del XV secolo, lo definivala “Teriacadei Villani”, cioè il sostituto povero di quel medicamento galenico che per tutto il Medioevo fu considerato rimedio miracoloso contro ogni malattia. L’aglio era anche considerato “pianta della virilità” ed era impiegato in talune pratiche superstiziose quale antidoto contro ogni sorta di maleficio e stregoneria. Questo prezioso ortaggio era però soprattutto apprezzato nell’alimentazione e compariva tanto sulle tavole dei ricchi quanto su quelle dei poveri, in queste ultime con maggior frequenza rispetto a tutti gli altri prodotti dell’orto. Così lo si trova spesso menzionato sia nei rendiconti dei castellani sabaudi sia nelle ricette della cucina povera, dove sostituiva probabilmente le spezie troppo pregiate e costose.
Per questa sua versatilità alcuni statuti piemontesi del secolo XIV esplicitamente imponevano ad ogni contadino di porre a dimora annualmente nell’orto una certa quantità di pianticelle di aglio: si legge infatti la disposizione che “per totum mensem marcii” gli ortolani piantino almeno tre “cobias alei, et plures, si placuerit”.

L’aglio, confezionato in catene, era dunque componente base della cucina pedemontana, che risentiva sotto questo aspetto dell’influenza della vicina cucina provenzale. Tra le ricette di salse che lo contengono e che venivano utilizzate per insaporire carni, intingere pani o verdure particolarmente diffuse sono l’”Anchouiado” con acciughe sotto sale e olio, il “Sapor Rusticorum”, una salsa densa e cremosa aromatizzata dalla forte presenza dell’aglio cotto, e la semplice “Alliata”.
Si può pertanto ipotizzare che Asti sia stata centro di irradiamento della combinazione di ingredienti in cui identificare gli antenati della salsa calda piemontese per eccellenza, detta poi “Bagna Càoda”: oltre l’aglio di cui si è detto, il commercio di acciughe sotto sale è attestato dagli “Statuta Revarum Civitatis Ast”, che stabiliscono il pedaggio imposto per ciascun barile, mentre l’olio d’oliva veniva prodotto localmente e parzialmente importato.


2013: Le “masche” nel medioevo astigiano: fattucchiere e fate.

1175731 10200541429395345 2143702298 nMasca è un termine piemontese molto diffuso nell’Astigiano derivato dal longobardo “maska”, che indicava l’anima di un morto, era prevalentemente utilizzato per indicare streghe e fattucchiere. Con questa valenza è già utilizzato nell’editto di Rotari nell’anno 643 e nel XII secolo da Gervasio da Tilbury. 
Nella tradizione medioevale piemontese le Masche erano donne apparentemente normali, ma dotate di facoltà sovrannaturali tramandate da madre in figlia. Avevano il potere della trasformazione in animali considerati negativi come gatti (perseguitati insieme alle padrone), capre, pecore e bisce. Venivano incolpate di eventi naturali infausti come le grandinate (masche tempestarie) e disgrazie, quali sparizioni di bambini e malattie. Numerose le leggende sui metodi dell’ammascamento degli uomini, sedotti dalle grazie di queste donne che potevano cambiare aspetto. Nella nostra tradizione frequentavano la chiesa e ricevevano i sacramenti come tutte le altre donne della comunità, ma poi durante la notte compivano magie e sortilegi grazie a formule e incantesimi contenuti nel Libro del Comando.Di indole raramente malvagia, ma sempre capricciosa, dispettosa e vendicativa, le Masche potevano anche operare il bene come guaritrici e protettrici. 
Queste “Masche buone” nell’iconografia tradizionale appaiono molto simili alle fate: di sovraumana bellezza, vestono lunghi abiti variopinti e venivano identificate con gli animalitradizionalmente docili (colombe, farfalle, cervi). Erano invocate per la protezione e la guarigione di bambini, uomini ed animali. Amate o temute da nobili e popolani, venivano contrastate con pozioni alla malva, tenute a distanza dai filati delle vergini e da amuleti religiosi e profani come croci, sacchetti di sale e ferri di cavallo arroventati oppure propiziate con rami fioriti.
Mentre questo aspetto solare delle Masche, pur tramandato dalla tradizione, non è attestato nelle fonti astigiane, il timore per il lato oscuro del sovrannaturale è documentato dagli Statuti: il Codice Catenato al Cap. capitolo CVII (“Exterminandam de civitatis Astensis posse et districtu diabolicam affatturariorum et affatturariarum operationem et doctrinam”) condanna fattucchiere, streghe e maghi, che, scoperti, erano puniti con la tortura e il rogo.
Il Borgo San Lazzaro intende rievocare queste figure che rappresentavano il lato magico e fiabesco della donna medioevale e i numerosi rimedi che la popolazione utilizzava per esorcizzarle o evocarle.


 

2014: Arti liberali e scienze sacre: base della formazione scolastica medievale chiave del sapere divino.

 

Nonostante le scarse notizie specifiche in merito, è il grande sviluppo economico di Asti nel medioevo a legittimare la deduzione di una vita culturale precoce e vivida almeno quanto quella economica. I tanti ordini religiosi presenti in città possedevano proprie biblioteche ed erano disposti anche a indebitarsi per arricchirle, come comprova il documento CCIII della raccolta delle Carte dell’Archivio Capitolare di Asti datato al 1205, nel quale un presbiter rector chiede ad un altro sacerdote 20 soldi astesi in prestito per comprare libros eiusdem ecclesie. Una schola vescovile era con ogni probabilità attiva presso i chiostri della cattedrale e certamente non mancarono in città le scuole attivate dagli Ordini Religiosi. Queste ipotesi trovano conferma nell’opera di un Astensis poeta intitolata Novus Avianus utilizzata nelle scuole di grammatica e nella figura di Alberto di S. Martino autore di un manuale di ars dictandi sulla retorica con particolare riferimento all’elaborazione epistolare. Grammatica e retorica insieme alla dialettica andavano a comporre il Trivio che insieme al Quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia e musica) costituiva la base della formazione scolastica medioevale. Le arti liberali, contrapposte a quelle meccaniche, richiedevano attività intellettuale e applicazione di mente e spirito. Furono studiate e classificate già nella cultura alessandrina, ma nel medioevo resistettero alle censure ecclesiastiche come parti di un sapere nel quale la ragione era applicata alla fede, diventando uno tra i soggetti più raffigurati nelle arti pittoriche. Il Borgo San Lazzaro intende rappresentare le Arti Liberali e le Scienze Sacre ispirandosi all’affresco di Andrea Bonaiuti del Cappellone degli Spagnoli in Santa Maria Novella a Firenze, nel quale le 7 arti Liberali sono raffigurate con le loro allegorie ed i pianeti protettori e le 7 scienze sacre (la Legge Civile, La Legge Canonica, la Filosofia, La Sacra Scrittura, La Teologia, la Contemplazione e la Predicazione). Aprono il corteo un omaggio all’affresco e San Tommaso d’Aquino accompagnato da due frati a simbolo del ruolo dell’ordine domenicano negli studi e nella loro diffusione.

 

 

 

IMG 9528  FILEminimizer

Anche i bambini sfilano al Palio, in un corteo tutto per loro, alla vigilia della grande corsa.
Suddivisi nei vari Borghi, Rioni e Comuni secondo l'ordine di sfilata della domenica, novecento bambini, in abiti medievali tagliati sulla loro misura, danno vita il Sabato della vigilia ad una sfilata con partenza da piazza Roma e, attraverso piazza San Secondo e via Garibaldi, arrivo in piazza Alfieri, dove i giovanissimi assistitono alle Prove Ufficiali della Vigilia.

La manifestazione, tra le più recenti della tradizione paliesca ma sicuramente una delle più apprezzate, è stata abbinata dal 2012 ad un premio alla memoria di Mara Sillano, donna di Palio importantissima per il Borgo San Pietro, morta in un incidente stradale proprio alla vigilia del Palio del 2011.
Grande partecipazione di pubblico, genitori e nonni in testa pronti a fotografare ogni passo dei piccoli sfilanti, con i bambini che uniscono la loro naturale esuberanza allo spirito che anima queste giornate dedicate al Palio, diventati sbandieratori e musici con la stessa serietà dei grandi. Un bel modo per allevare nuove leve alle future sorti della manifestazione astigiana.


Il Borgo San Lazzaro si è aggiudicato la prima edizione del Premio "Mara Sillano", consegnato dal Borgo San Pietro in una serata celebrativa di fine ottobre 2012.


L’elemento che più affascina i numerosi visitatori che assistono al Palio è il corteo storico composto da oltre milleduecento personaggi in costume medievale. Le rievocazioni di ogni singolo Rione, Borgo e Comune devono essere composte da non più di 45 e da non meno di 30 elementi cadauna.

L’accuratezza delle rievocazioni storiche, verificate da un’apposita commissione di esperti, il pregio dei costumi, rigorosamente ispirati a quelli astesi dal XII al XV secolo, e la maestria delle sartorie di borgo nel riprodurre fedelmente le fogge degli abiti, traendole da affreschi e dipinti d’epoca, fanno del corteo uno spettacolo davvero unico. I quadri viventi che compongono la sfilata rappresentano fatti realmente accaduti della storia astese: si vedranno dunque sfilare nobili e popolani, armigeri e alto clero, dame e cavalieri che per un giorno torneranno ad abitare la città raccontando la vita quotidiana medievale

Borghi, Rioni e Comuni devono scegliere un momento particolare del periodo storico sopracitato, con evidenti riferimenti alla realtà locale. Il tema scelto è presentato, entro il 31 gennaio di ogni anno, a una apposita Commissione Storica che ne esaminerà la correttezza e l’attinenza alla storia astese. Nel primo pomeriggio ha inizio il corteo storico che, partendo dalla cattedrale di Santa Maria Assunta, si snoda poi per le vie del centro storico e si conclude in Piazza Alfieri, dove attualmente si tiene la corsa, trascinando con se un numeroso pubblico in attesa della partenza della corsa.

Il corteo si apre con il gruppo a cavallo del Capitano del Palio e dei magistrati. Immediatamente dopo il gruppo di testa, sfilano i vincitori dell'ultima edizione del Palio, seguiti dagli altri partecipanti in ordine di arrivo della finale. Dal decimo al ventunesimo posto è la sorte a decidere. Da qualche anno ormai, nel mese di dicembre, si provvede ad effettuare il sorteggio dell’ordine di sfilata. Si tratta del primo atto che da il via al nuovo Palio. Al termine del corteo è posto il Carroccio, antico simbolo dei Liberi Comuni, che reca con sé il Sendallo raffigurante San Secondo a cavallo e le insegne del Comune di Asti.

Dal 1983 il Soroptimist Club di Asti ha istituito un premio speciale per la migliore presenza nel corteo storico, prerogativa unica tra le manifestazioni analoghe a livello nazionale, per la serietà dei contenuti storici e per la presenza di dame e cavalieri. Il premio consiste in una Pergamena d’Autore dipinta da un maestro scelto dall’Assemblea del Club ed è governato da un regolamento che ne prevede l’assegnazione da parte di una Giuria altamente qualificata, esterna alla Città, di cui solitamente fanno parte attori, registi, scenografi, costumisti, professori di storia medievale, di storia del costume e di storia dell’arte.

Gli elementi  di  giudizio nell’assegnazione del premio sono i seguenti:

  • esauriente interpretazione della tematica storica
  • corretta rielaborazione dei canoni stilistici e decorativi nell’abbigliamento, nelle acconciature, negli apparati e nelle attrezzerie
  • pertinente ed originale drammatizzazione della vicenda
  • coerente ed armonica partecipazione dei figuranti alla rievocazione.

Il Borgo San Lazzaro si è aggiudicato la Pergamena d'Autore nel 1998, 2003 e 2007.

Nel Borgo San Lazzaro, fuori porta San Pietro, sulla strada che porta ad Alessandria (la vecchia strada Reale), è presente ancora un cippo in pietra di notevoli dimensioni che il tempo e l'usura hanno un po' deteriorato. Questo luogo è da sempre chiamato “il Pilone”.

Dice il Gabiani che il nome deriva da una grossa e antichissima colonna di pietra, di cui il cippo sarebbe ciò che ne rimane, là collocata a segnalare la partenza per ilPalio alla lunga.

Altri invece asseriscono che il toponimo derivi da un alto muraglione di mattoni (una grossa “pila“ di mattoni) presente in quel luogo.

L’Incisa, riguardo a cosa esistesse o meno nel territorio del Borgo San Lazzaro, riporta nel suo diario che da tempo immemorabile, al confine delle regioni dell'Aniotto, di Pomanzone e del Quadretto, esistevano tre termini di pietra infissi due ai lati della strada e uno al centro della carreggiata per segnare il modo inequivocabile e preciso il luogo della Mossa del Palio.

Nel 1749 il tracciato della corsa fu spostato di qualche centinaio di metri verso la città, ed i tre termini infissi "nella regione di San Lazzaro denominata di Pomansone". Il provvedimento non convinse i cittadini, e nel 1755 si tornò all'antica posizione, questa volta segnalando in modo definitivo il luogo d'inizio della Corsa con "...un pillone a mattoni cotti in figura quadrata tronca" . Pochi anni dopo il semplice Pilone fu sostituito da un nuovo e più elegante manufatto, che possiamo costruire perfettamente grazie alla precisa testimonianza dell'Incisa: esso aveva la forma di un obelisco a sezione triangolare, con i lati smussati, leggermente rastremato verso l'alto, terminato da una cuspide piramidale a sua volta coronata da una boccia di pietra del diametro di circa undici centimetri. L'obelisco era piazzato su uno zoccolo, e misurava in totale più di tre metri, mentre i lati alla base misuravano quasi un metro, restringendosi poi proporzionatamente verso la sommità.

Nel 1788 partivano i lavori della nuova Strada Reale verso Alessandria (l'attuale corso Alessandria), che rettificavano ed ampliavano l'antico percorso medievale della "Strata Lombarda"; i lavori comportarono la demolizione del bellissimo e solidissimo ponte romanico sul Versa, di cui in quell'anno l'Incisa scriveva «appresso di noi assai rinomato; non si sa la di lui età; alcuni lo vogliono vecchio di seicento anni circa, fatto per opera dè Veneziani. È di quattro arcate [...] a schiena d'asino, molto alto, e largo circa due trabucchi compresi i parapetti. L'arco centrale è alto due trabucchi e largo cinque; l'altro verso nord un poco più stretto, quello verso mezzogiorno ancora più stretto di questo, l'ultimo infine molto più piccolo. Demolendosi, si scoprì poi un quinto arco che più non si vedeva. Tutta la città grida contro questa distruzione, e sarebbe stato il caso conservarsi fino ai nostri quadrinipoti per la sua robustezza, e bellezza». A causa dei lavori di ampliamento, anche il Pilone delle Mosse si ritrovò proprio nel mezzo del nuovo sedime stradale, e dunque se ne decretò nello stesso anno la demolizione, senza peraltro provvedere alla sua sostituzione. Negli anni successivi per determinare il luogo di partenza della Corsa si andò a spanne e a memoria, e si può ben immaginare come fioccassero ogni volta le polemiche e le proteste fra i nostri litigiosissimi antecessori, al punto che nel 1792 il comune decise di fissare nuovamente un segno visibile ed inequivocabile. Per economizzare, date le esauste finanze di quegli anni, si decise di utilizzare un'antica colonna di pietra bianca che da moltissimi anni era custodita nel chiostro della Collegiata di San Secondo. Questa colonna, e cioè quella ancora esistente, è in realtà un frammento erratico di origine romana, che assieme ad altri del genere era infisso sulla Piazza del Santo davanti al palazzo comunale, da dove fu poi rimosso all'epoca della ristrutturazione alfieriana dell'edificio. Altri frammenti dello stesso tipo, da tempo immemorabile sono piantati sulla piazza del Duomo. Da quel lontano 1792 il Cippo della Corsa, rimasto prezioso ed unico testimone materiale del suo antico svolgimento, prese il nome di "Pilone" dall'obelisco di mattoni che lo aveva preceduto, trasmettendolo poi a sua volta all'area circostante ed al viale suggestivo che la collega al centro cittadino.

Il Borgo San Lazzaro è fedele custode di questo monumento della Città e del Palio, se ne prende cura e ogni anno, durante le Feste patronali di San Secondo e durante il Palio di Asti, imbandiera questo luogo con la bandiera della Città e del Borgo, simbolo della preziosità del cippo.

Anno

Cavallo/a

Fantino

Posizione

1968

Grappino

Pino Bocchio

9° Inchioda

1969

Cuba

Andrea Degortes “Aceto

 

1970

Milarch

Graziano Greco

2° Borsa

1971

Ribbon

Graziano Greco

4° Gallo vivo

1972

Settebello

O.G. Santucho

2° Borsa

1973

Sirikit

Renato Magari “Angelo Biondo”

 

1974

Grazia

Graziano Greco

 

1975

Avella

“Ulisse”

 

1976

Capriccio

Renato Magari “Angelo Biondo”

2° Borsa

1977

Capriccio

Renato Magari “Angelo Biondo”

 

1978

Lazzarina

Renato Magari “Angelo Biondo”

 

1979

Zeudi

Alfredo Perraro “Losna”

 

1980

Tiger

Mario Beccaris “Sandokan”

 

1981

Irish Carabas

Mario Cottone “Truciolo”

3° Speroni

1982

Lianca

Gianni Strocco “Barone”

 

1983

D.S.

Rinaldo Spiga “Spingarda”

3° Speroni

1984

Dakkar

Rinaldo Spiga “Spingarda”

6° Nihil

1985

Mon Amour

Silvano Vigni “Bastiano”

7° Nihil

1986

Attila

Rinaldo Spiga “Spingarda”

 

1987

Nuvola

Massimo Coghe “Massimino”

IL PALIO

1988

Buon vento

Massimo Coghe “Massimino”

 

1989

Mary Poppins

Massimo Coghe “Massimino”

 

1990

Amore

Tonino Cossu “Cittino”

Squalificato

1991

Blue Bell Music

Tonino Cossu “Cittino”

IL PALIO

1992

Blue Bell Music

Tonino Cossu “Cittino”

3° Speroni

1993

Blue Bell Music

Tonino Cossu “Cittino”

4° Gallo Vivo

1994

Pendolino

Tonino Cossu “Cittino”

 

1995

Kill-you

Tonino Cossu “Cittino”

 

1996

Bel Demonio

Tonino Cossu “Cittino”

 

1997

Pinco Pallino

Massimo Donatini “Stoppa”

 

1998

Piccola

Massimo Donatini “Stoppa”

3° Speroni

1999

Nuvoletta

Massimo Coghe “Massimino”

IL PALIO

2000 G

Alfia

Gian Luigi Mereddu “Policcino”

 

2000 S

Fanto Matessi

Gian Luigi Mereddu “Policcino”

 

2001

Millenium Bug

Massimo Coghe “Massimino”

IL PALIO

2002

Sacripante

Marco Dionisi

 

2003

Stravascia

Giuseppe Ortu “Destino”

 

2004

Demona

Franco Casu “Spirito”

3° Speroni

2005

Baonero

Giuseppe Zedde “Gingillo”

2° Borsa

2006

 

Giuseppe Zedde “Gingillo”

9° Inchioda

2007

Domizia

Alessio Migheli “Silente”

 

2008

Domizia

Giuseppe Zedde “Gingillo”

IL PALIO

2009

Lonery

Franco Casu “Spirito”

6° Nihil

2010

Ciccina

Virginio Zedde “Lo Zedde”

 

2011

 

Alessio Corda

 

2012

Alcost

Dino Pes “Velluto”

6° Nihil

2013

 

 Massimo Donatini "Stoppa"

 

Dal 1967 al 1987 la Corsa del Palio si svolgeva in Piazza Campo del Palio, dal 1988 si corre in Piazza Alfieri.

Dal 1970 al 1983 una modifica al Regolamento del Palio permetteva l'ammissione alla corsa di soli fantini piemontesi.

 VITTORIE PRIMA DELLA RIPRESA

1775, Giovanni Bodone (Balino) per la Madonna di Barbantana


 

VITTORIE DALLA RIPRESA

1987, Massimo Coghe (Massimino) su Akebat (Nuvola)

 

29056 18 medium


  1991, Tonino Cossu (Cittino), su Blu Bell Music (Lingotto) 

 
29849 17 medium 1
 

 1999, Massimo Coghe (Massimino) su Shakuntala (Nuvoletta) 

paliodiasti2001UBE132 


 2001, Massimo Coghe (Massimino) su Millenium Bug

 

paliodiasti2001UBE116 


 2008, Giuseppe Zedde (Gingillo) su Domizia

 


 

PIAZZAMENTI IN FINALE

- 1968, 6° classificato, Inchioda

- 1970, 2° classificato, Borsa di monete d'argento

- 1971, 4° classificato, Gallo vivo

- 1972, 2° classificato, Borsa di monete d'argento

- 1976, 2° classificato, Borsa di monete d'argento

- 1981, 3° classificato, Speroni

- 1983, 3° classificato, Speroni

- 1984, 6° classificato, Nihil

- 1985, 7° classificato, Nihil

- 1992, 3° classificato, Speroni

- 1998, 3° classificato, Speroni

- 2004, 3° classificato, Speroni

- 2005, 2° classificato, Borsa di monete d'argento

- 2006, 8° classificato, Inchioda

- 2009, 6° classificato, Nihil

Per vedere tutte le accoppiate che hanno corso per il Borgo San Lazzaro CLICCA QUI

Il Palio, grande drappo di velluto con le insegne di Asti e la raffigurazione del patrono San Secondo, è il “sogno” a cui aspirano ben ventuno contendenti.

Ma, per “Palio”, si intende la corsa animosa e appassionata che infiamma le terre astesi a settembre. Gli astigiani, quasi a voler raddoppiare la festa, regalano al Santo, ogni primo martedì di maggio, un altro drappo con le medesime insegne.
D’altronde, è un atto dovuto, per impetrare quella protezione che San Secondo non ha mai mancato di elargire alla sua Città: già nel 1275, infatti, ad Asti, si soleva correre il Palio in occasione della festa del Santo. Anche oggi, come ora, il Sindaco dà licenza di correre il Palio pronunciando antiche parole “...andate e che San Secondo vi assista!”. E per i ventuno partecipanti incomincia una sorta di “terribile agonia” che dura per il tempo infinito - un paio di minuti! - di ognuna delle tre batterie e della finale. 

Sette cavalli al canapo per ogni contesa, nove per la finale e migliaia di borghigiani che sperano, tutti, nel miracolo della vittoria. Ma a vincere sarà uno soltanto: il più bravo, il più fortunato e scaltro,il più irruente. La gioia del vincitore è incontenibile. In un attimo tutto il borgo dimentica le fatiche di un anno: il lavoro per studiare e cucire i preziosi costumi della sfilata, l’affanno per organizzare le feste e le pantagrueliche cene propiziatorie della vigilia, l’impegno per mettere a punto bandiere e stendardi. Si dimenticano anche le nottate passate in scuderia accanto al cavallo, le levatacce per seguire gli allenamenti. Tutto ripagato da un “incredibile” drappo cremisino che stringe il rettore tra le mani : il Palio.

Nel 1976, sotto la dirigenza del Rettore Pietro Mario Torta, viene istituita l'onorificenza più importante del nostro Borgo con il titolo di "Borghigiano dell'anno". Ogni anno il Consiglio Direttivo, di propria iniziativa o su proposta avanzata in maniera scritta, nomina tra i Borghigiani una figura che si sia distinta in campo sociale, del volontariato, del lavoro o per meriti palieschi nei confronti del nostro territorio e della nostra associazione.

In ordine cronologico, presentiamo i normi dei Borghigiani illustri dal 1976:
1976 - Carlo De Bortoli (cantante lirico)
1977 - Giuseppe Colli (pittore)
1978 - Adelmo Musso (musicista)
1979 - Paola e Rità Omedé (benefattrici)
1980 - Pietro Mario Torta (per rettore dal 1972 al 1980)
1981 - Giulio Prasso (pittore)
1982 - Don Giacomo Accossato (fondatore della Parrocchia e del Borgo San Lazzaro)
1983 - Renato Pastrone (educatore sportivo)
1984 - Antonio Iacocca (campione di atletica leggera, decatleta azzurro)
1985 - Don Beppe Travasino (vice parroco San Domenico Savio)
1986 - Delio Nebiolo (dirigente sportivo)
1987 - Franco Serpone (Rettore vincitore del primo Palio gialloverde)
1988 - Gruppo Sbandieratori San Lazzaro (Vincitori del Palio degli Sbandieratori)
1989 - Lodovico Mossotto (100 anni di attività azienda di floricoltura)
1990 - Remigio Passarino (musicista)
1991 - Annetta Ferraris Chiaranti (prima insegnante scuola San Domenico Savio)
1992 - Silvio Fraquelli (ex atleta azzurro)
1993 - Michelina Bossotti (socia più anziana)
1994 - Ausilia Bottero (instancabile animatrice della parrocchia)
1995 - n.a.
1996 - Virginia Pozzo (madrina del Borgo)
1997 - Oscar Gastaudo (fondatore dell'Associazione, Pres. A.N.A. di Asti e Cons. Nazionale)
1998 - 1999 - 2000 - 2001 - 2002 - n.a.
2003 - Luciano Cerrato (fondatore dell'associazione e grande organizzatore sportivo)
2004 - Gigi Bagnasco (memoria storica del Borgo)
2005 - n.a.
2006 - Giuseppe Valisneri (artigiano)
2007 - Fratelli Cerrato (musicisti astigiani)
2008 - Iole Sorba
2009 - Scuola Calcio A.S.D. San Domenico Savio
2010 - Dino Brondolo (Program manager Alenia Spazio) e Maria Teresa Bella (farmacista del Borgo)
2011 - Michele Pavesio (salva la vita ad un turista al mare)
2012 - n.a.
2013 - n.a.
2014 - Bruno Scavino (presidente U.S.D. San Domenico Savio e imprenditore)

Il Borgo San Lazzaro, in quanto entità paliesca di forte radicamento sul territori e nella storia stessa del Palio, ha negli anni prodotto alcune pubblicazioni a cura del compianto Gigi Bagnasco, autorevole Borghigiano gialloverde, per raccogliere le testimonianze della nostra identità Borghigiana e paliesca e tramandarle in qualche modo ai posteri, che saranno il futuro del nostro Palio.

Qui di seguito troverete un elenco delle nostre pubblicazioni, per richiederle (fino ad esaurimento scorte poichè le pubblicazioni sono a tiratura limitata e non più in stampa) compilato il form in fondo alla pagina.

Libro di Gigi Bagnasco del 1987


Libro: G. Bagnasco, "Il Rione San Lazzaro San Domenico Savio", ed. 1987, Asti


Bagnasco - opera completa
Libro: G. Bagnasco, "Memorie e Ricordi", ed. 2005, Asti
L'opera completa del nostro Gigi Bagnasco, pubblicazione postuma e completamento a cura dei familiari.

Bagnasco - opera completa

Libro: Fabio LANO, "Asti. Dal Borgo San Lazzaro alla struttura storica della Città", ed. 2013, Charleston

In questa pagina potete trovare lo spartito del Te Deum Laudamus, canto di ringraziamento che si intona al termine della Messa della Domenica del Palio e, in caso di vittoria, al ritorno nella Chiesa di San Domenico Savio.

Lo spartito è della Schola Gregoriana Mediolanensis, del Maestro Giovanni Vianini.
Per tradizione si recitano soltanto i versi indicati.

Per salvare lo spartito, fare click con il tasto destro del mouse sull'immagine (che è ad alta risoluzione) e selezionare "Salva immagine con nome".

Te Deum

Ecco l'inno storico del nostro Borgo. Le parole sono di Gigi Bagnasco e la musica di Remigio Passaromo.

mp3

Clicca sull'icona per scaricare il file mp3!

Abbiam rubato un raggio al sole
abbiam rubato il verde ai prati
ed i colori da tutti amati
sulle bandiere risplenderan

Stringiamoci la mano
tra canti, balli e suoni
se siamo di SAN LAZZARO
non siamo lazzaroni
se fummo un dì chiamati
ognor "Borgo dei ladri"
abbiam perfezionato
l'abilità dei padri

Abbiam rubato l'profumo ai fiori
abbiam rubato al ciel le stelle
per far le donne sempre più belle
per la delizia dei borghigian

Stringiamoci la mano
tra canti, balli e suoni
se siamo di SAN LAZZARO
non siamo lazzaroni
se fummo un dì chiamati
ognor "Borgo dei ladri"
abbiam perfezionato
dei padri la virtù

VIVA SAN LAZZARO, VIVA SAN LAZZARO
evviva il PALIO e gli astigian
VIVA SAN LAZZARO, VIVA SAN LAZZARO
il giallo, l'verde e i borghigian!

Don Giacomo

 Chi è Don Giacomo Accossato?

Don Giacomo è il Parroco fondatore della Chiesa e Parrocchia di San Domenico Savio: fin dalla sua fondazione, nel 1958, Don Giacomo è stato la guida del popolo gialloverde, sempre pronto a dare una mano nel momento del bisogno a chiunque, senza nessuna distinzione.

Ogni volta che il nostro Comitato aveva bisogno di uno spazio aperto/chiuso dove poter svolgere una festa, attività promozionale o associativa, Lui non si tirava mai indietro ed apriva le porte dell'oratorio e della Chiesa senza mai esitare.

Don Giacomo se n'è andato nel gennaio 20008. Grande partecipazione e somma commozione ai Rosari ed alle esequie, segno del grandissimo attaccamento del popolo nei suoi confronti.

"Caro Don Giacomo, hai sempre aperto le tue porte ed il tuo cuore a noi fedeli, insegnandoci l'amore di Dio e l'amore che tu provavi per ognuno di noi, indistintamente ongnuno di noi....ci conoscevi tutti, borghigiani, sbandieratori, rionaioli....non ti dimenticheremo mai!

Veglia da lassù sul nostro operato, e proteggi il tuo Borgo!"

La sede sociale del Borgo San Lazzaro è situata in un immobile degli inizi del XX secolo di proprietà del Comune di Asti, le ex scuole elementari di Pontesuero.

Dal 2003 è diventata la sede ufficiale del Borgo San Lazzaro, e dopo un lungo processo di ammodernamento è stata attrezzata per diventare il punto di riferimento del popolo gialloverde.

 

Lo scalone d'ingresso

Entrando nell'edificio ci si imbatte nello scalone d'ngresso, di cui è stata recuperata la volta a padiglione in laterizio di pregevole fattura.

Alle pareti sono stati appesi i premi vinti negli anni dal nostro Borgo: un Palio del Monferrato (Moncalvo), un Vessillo del Marchesato (Finale Ligure, poi riconsegnato durante la manifestazione del 2009) e una galleria fotografica che ritrae la storia del nostro Borgo, dei nostri Borghigiani, i Rettori e le Vittorie riportate negli oltre 40 anni della nostra storia.

Sulla parete di fondo del pianerottolo ammezzato è stata issata la riproduzione del primo vessillo del nostro Borgo, appeso fino a qualche anno fa sulla parete di fondo della Chiesa di San Domenico e tolto per problemi di manutenzione degli argani che lo sostenevano.

 

La Sala delle Medaglie

La Sala è la principale di tutta la sede; ospita i Trofei e le riconoscenze ottenute dal Borgo in tutte le manifestazioni legate al Palio e tutti i premi vinti dal Gruppo Sbandieratori e Musici: i Palii degli Sbandieratori, le targhe e le riconoscenze ottenute ai Campionati Italiani ed alle Manifestazioni F.I.SB. organizzate durante l'anno.

Inoltre è la Sala che ospita le riunioni del Consiglio dal Borgo ed è il luogo di ritrovo di tutto il popolo gialloverde: infatti ospita una piccola biblioteca con le monografie sul Palio, sul Borgo San Lazzaro e i volumi ricevuti in dono nelle Manifestazioni in cui il nostro Gruppo Sbandieratori e Musici è stato presente; inoltre ospita un piccolo angolo bar in cui nelle serate di ritrovo si possono trovare bevande e un buon caffè.

Alle pareti trovano posto: una galleria fotografica della corsa del Palio a cui il nostro Borgo ha preso parte, con tutti i fantini, i cavalli e i momenti in cui le accoppiate tagliano il traguardo portando a casa il magico drappo; i vessilli iconografici del Borgo, a cui sono affiancate le riproduzioni in scala dei 5 Palii vinti (custoditi sulla parete di facciata della Chiesa di San Domenico).

Sulla parete nord sono conservati tutti i Trofei vinti al Palio degli Sbandieratori oltre ai 7 drappi vinti nel 1988, 2003, 2005 e 2007, 2008, 2009, 2011.

Sono inoltre conservati in apposite teche le gavardine e lo zuccotto del fantino.

 

 

La Sala dei Drappi

La Sala dei Drappi è l'ambiente che completa i locali a disposizione del Borgo San Lazzaro; in questa sala sono conservate le bandiere, i costumi e gli strumenti del Gruppo Sbandieratori e Musici gialloverde, oltre a tutti i materiali necessari alla manutenzione degli stessi. E' stata l'ultima in ordine cronologico ad essere stata ristrutturata.

Il Santo protettore del nostro Rione è San Lazzaro mendicante , personaggio di fantasia riportato nel Vangelo di Luca.

Il Borgo festeggia il proprio Santo protettore secondo l'indicazione contenuta negli "Statuti della Città di Asti" del 1534, cioè il Venerdì prima della V Domenica di Quaresima. Fino al 2010 Veniva erroneamente celebrato il 17 Dicembre.


Il nome Lazzaro ha all’origine l’ebraico Eleazaro e significa “colui che è assistito da Dio”.

Il Lazzaro di cui parliamo è il personaggio della parabola, raccontata da Gesù, del ricco Epulone e del povero mendicante lebbroso.

Questa parabola riportata solo nel Vangelo di San Luca (16, 19-31) è l’unica in cui un personaggio di fantasia abbia un nome: Lazzaro; ma come è avvenuto per vari personaggi minori, che compaiono nei racconti evangelici e che in seguito nella tradizione cristiana, hanno ricevuto un culto, un ricordo perenne, un titolo di santo, anche per Lazzaro pur essendo un personaggio protagonista di un racconto di fantasia, da non confondere con Lazzaro di Betania che fu resuscitato da Gesù, nel corso del tempo si è instaurata una devozione, come se fosse stato un personaggio realmente esistito.

La celebre parabola, riportata solo da Luca del ricco epulone e del misero Lazzaro, è un’antitesi che da sociale diventa anche religiosa, esaltando la povertà come modello di protezione divina. In essa si considera riguardo la figura di Lazzaro, che egli nel suo umiliante e penoso stato di mendicante ed ammalato, ha pazienza, anche davanti allo sprezzante trattamento che riceve dal ricco gaudente, pensando al Paradiso

Per questo Lazzaro venne considerato come un santo, anche se la sua figura era in realtà fantasiosa ma simbolica; il moderno ‘Martirologio Romano’ non ne fa più menzione. 

Egli è stato considerato il patrono dei lebbrosi, quando la lebbra era una malattia molto più diffusa di oggi in tante parti del mondo; dal suo nome scaturì la denominazione del ‘lazzaretto’, sorta di ricovero e cura per i lebbrosi o malati infettivi da tenere in isolamento, infatti il primo di questi ‘lazzaretti’ sorse a Venezia nell’isola di S. Lazzaro.

ANNUARIO:Francesca Cossetta, Desiree Demaria, Enza Pugliese

ARTISTICAResponsabile VALENTINA DURIZZOTTO Vice MARILENA GARIGLIO Componenti: Elena Carelli,  Desiree Demaria, Desiree Fava, Emiliana Fiorello, Marisa Larocca, Francesca Livrieri, Stefania Pasqua, Cristina Pintus, Silvia Rubiola, Barbara Vanzo, Giorgio Rubiola (attrezzeria) e Fabio Lano (storico)
TEAM COSTUMI SBANDIERATORI E MUSICI: Alessia Esposito, Francesca Josifi, Matteo Mondilla, Massimo Tona e Bruna Valpreda

BANCARELLA:Responsabile ILARIA GRAZIANO Componenti: Antonella Coltella, Baccarin Gabriella, Roberto Pavese, Antonio Merlone (struttura), Artan Josifi (struttura)

CORSA: Responsabile  PAROLDI ALESSANDRO Componenti: Biamino Carlo - Gagliardi Andrea - Serpone Franco TEAM SCUDERIA: Davide Domeniconi, Marco Grasso, Stefano Giaretti e Francesco Moraglio

CUCINA:Responsabile TEUTA JOSIFI Componenti: Giorgio Rubiola, Gilda Novella, Mary Fernicola, Elisabetta Laguardia, Paola Novara  e Roberto Valpreda

MANIFESTAZIONI:Responsabile ALBERTO CAMERANO Componenti: Luigi Bincoletto, Davide Demaria, Marco Giordano, Secondino Grasso, Simone Mastrolia, Josifi Tani, Carmelo Tona

IMBANDIERAMENTO:Responsabile ANDREA PASSARINO Componenti: Remigio Durizzotto, , Marisa Larocca e Micheal Mondilla

RAMARRI:Responsabile MARIO MONDILLA Componenti: Daniele Longo, Michele Mogavero, Giulia Morra eFrancesca Nicchi,

SBANDIERATORI E MUSICI Responsabile QUIRICO SILVIO – Vice CAVANNA MICHELE
Allenatori: Michele Cavanna, Fabio Lano, Fabrizio Lano e Andrea Silvestro
Strumenti e logistica: Stefano Giaretti, Fabrizio Lano, Michele Mogavero, Valentina Zemolin
Allenatori under: Manuel Albertini, Carlo Biamino, Fabio BIncoletto, Michele Cavanna, Daniele Cioffi, Stefano Giaretti,  Fabrizio Lano, Matteo Malabaila, Matteo Mondilla, Enrico Josifi, Mirko Pesce

SEDE:Responsabile ALESSANDRA ZEMOLIN Componenti: Manuel Albertini, Daniela Carletto, Mary Fernicola, Stefano Giaretti, Elisabetta Laguardia, Fabrizio Lano, Matteo Malabaila, Elena Delfina Musso, Giorgio Rubiola, Maddalena Valente e Valentina Zemolin.

Consiglio Direttivo 2017

  • Rettore: Quirico Silvio
  • Vice Rettore: Durizzotto Valentina
  • Vice Rettore - Segretario: Lano Fabio
  • Tesoriere: Lano Franco
  • Consigliere: Valente Clementina

Commissione Revisori dei Conti:

  • Musso Piera
  • De Maria Davide

 Collegio dei Probiviri:

  • Presidente: Demaria Desirèe
  • De Nardi Alberto
  • Favrotto Nadia

silvioNome: SILVIO QUIRICO

Data di nascita: 27 gennaio 1976

Professione: Impiegato bancario

Biografia

Entra nel mondo del Palio come sbandieratore nel Gruppo di San Lazzaro, del quale negli anni diventa figura di riferimento, oltre che responsabile per oltre un decennio.
Già Vice Rettore nel 2012, negli anni ha ricoperto vari incarichi importanti nella nostra Associazione.
Dal 2017 è nominato successore di Biamino alla dirigenza dell'Associazione Borgo San Lazzaro.

       

        

        

L'"Hospitali Sancti Lazari"

Anticamente, nella zona est fuori la città di Asti, lungo la strada Giulia verso Alessandria, era sorto l'ospedale di San Lazzaro, a cui venne accostato il nome di "lazzaretto": a quel tempo nel nord Italia tutti gli hospitali adibiti alla cura dei lebbrosi venivano chiamati come il primo "lazzaretto" costruito a Venezia nel 1468, sull'isola di S. Maria di Nazareth, per ricoverarvi in quarantena gli ammalati di peste. Tale struttura verrà chiamata volgarmente “nazarethum” o “lazarethum” per assonanza con il nome Lazzaro. È possibile che però vi fossero installate delle cabane, baraccamenti provvisori come quelli localizzati sulle rive del Tanaro in rione San Paolo o su quelle del Borbore nel Borgo Torretta durante la peste del 1631.

San Lazzaro del torrente dei Lebbrosi

L'ospedale di San Lazzaro di Asti è già menzionato, seppur indirettamente, in un documento del 952 d.C. in cui i Re d'Italia Berengario II ed Adalberto concedono il diritto di navigazione del Tanaro al Convento di Santa Maria d'Asti (poi convento di San Bartolomeo d'Azzano, oggi scomparso) nel tratto che va dal Rivum Leprosorum (l'attuale rio Valmanera) al Rivum Anzani (oggi rio Azzano); l'ospedale con l'annessa chiesa fu adibito a luogo di cura per gli appestati e dei lebbrosi, ed infine degli infermi in generale.

Ci dice lo storico Incisa che i due edifici erano ubicati a levante della città, alla sinistra del rio Valmanera, sulla strada che porta ad Alessandria, rivolti verso il Monferrato.

In documenti del X secolo, l'ospedale è citato come Sancti Lazari apud Rivum Leprosorum, dove appunto il Rivum era il torrente Valmanera. Ancora nel 1600 il torrente era chiamato “dei Lebbrosi”.

Nel 1455, per decreto del vescovo di Asti, sette ospedali (tra quelli presenti in città): dei Mercanti, di S. Evasio, di San Lazzaro, di S. Maria Nuova, di S. Caterina, di S. Alberto e dei SS. Apostoli, furono riuniti nel solo ospedale di S. Marta, situato in corso Alfieri, presso la Piazza omonima, come ancora ricorda una lapide presente in loco.

Le guerre con gli spagnoli

Gli abitanti del borgo, sorto intorno a questi edifici, restavano però esclusi dalle mura della città e si rifugiavano in essa tramite la Porta di San Pietro.

Storicamente si è creduto che gli Agostiniani eremitani, giunti ad Asti nel 1517, si fossero sistemati nel Borgo costruendo la chiesa della Madonna delle Grazie; questa erronea interpretazione ha portato ad una lettura deviata della storia del territorio fuori porta San Pietro: è infatti risaputo che gli Agostiniani cercarono di stabilirsi presso la Chiesa di San Lazzaro, rilevandola promettendo di ricostruirla e di mantenerne l'ospedale in funzione acquistando anche vari campi in aderenza alla stessa, ma il parere negativo della Città li fece ripiegare su un appezzamento di terreno nel territorio di San Pietro (dove oggi sorge la WayAssauto).
Data la posizione strategica che questa architettura possedeva, le truppe Spagnole capitanate da Fabrizio Maramaldo ivi posero il proprio quartier generale, collocando le proprie batterie di artiglieria e cannoneggiando la città. Dopo una settimana di sanguinosi combattimenti, gli astigiani riuscirono a respingere le mire degli spagnoli. Dopo questi avvenimenti, il Municipio decise di abbattere gli edifici religiosi in quella zona, affinché il nemico non se ne potesse più servire, mentre la chiesa della Madonna delle Grazie fu risparmiata (in un primo tempo, ma abbattuta dopo poco). Agli Agostiniani fu concesso di trasferirsi in Città, in una zona compresa tra via XX Settembre e piazza Astesano, dove ancora oggi è presente il Vicolo delle Grazie.

San Secondo appare in soccorso agli astigiani e Maramaldo batte in ritirata

Nel 1669 a seguito della guerra, la cappella campestre di San Lazzaro, fuori le mura di San Pietro, era stata trasformata in stalla usata dai soldati equestri destinati alla guardia della città; fu poi definitivamente abbattuta nel 1710 circa.

Era presente nella zona antica sul corso Casale (all’angolo con l’attuale via Deledda) un pilone votivo settecentesco e le incurie nel tempo lo avevano reso molto danneggiato, tanto da non riconoscerne nemmeno più il dipinto se non nelle sue linee essenziali. Il pilone venne inglobato in una casa di modeste dimensioni, acquistata nel 1860 dal Sig. Carlo Stefano Gastaudo, che in seguito alla prodigiosa guarigione della figlia, colpita da grave malattia, fece restaurare nel 1890: il dipinto raffigurava un santo in abiti vescovili identificato con San Lazzaro dei lebbrosi, benedicente, sullo sfondo la rappresentazione della Città di Asti ed ai lati del santo due chiese, identificate erroneamente nel passato con San Lazzaro e Santa Maria delle Grazie degli Agostiniani. Nel 1965, la casa fu abbattuta per far posto al palazzo che oggi porta il civico 76 di corso Casale, e il dipinto venne recuperato dalla Sovrintendenza delle Belle Arti e attualmente si trova ancora presso il laboratorio di restauro del Prof. Nicola ad Aramengo.

In seguito all’impossibilità di riavere il dipinto, l’Associazione Borgo San Lazzaro commissionò a Giulio Prasso un nuovo dipinto, posto pochi giorni prima della Corsa del Palio 1991 sulla facciata del vecchio oratorio di San Domenico Savio, a perenne ricordo della storia del Borgo San Lazzaro.

Questo è un errore storico importante, perché nell’iconografia riconosciuta di San Lazzaro dei lebbrosi il santo non è un vescovo, ma un umile servo colpito da lebbra che si sorregge ad un bastone, con due cani che leccano le sue ferite cercando di alleviarne le sofferenze. Il pilone votivo presente nel borgo invece assomiglierebbe più ad un San Martino (vescovo) o ancora di più ad un Sant’Agostino (vescovo), o ad un altro santo che nulla ha a che fare con il San Lazzaro che ha permesso la genesi del borgo di Asti omonimo.

Nel 2012, durante la Festa Titolare, l'Associazione ha posto una nuova icona (realizzata dal dott. Fabio Lano) raffigrante San Lazzaro dei lebbrosi nelle sue vesti povere, sui ruderi della Chiesa a lui dedicata con alle spalle la Città di Asti, vista in modo fantastico come una sorta di "Gerusalemme celeste".

Sul finire del Settecento, San Lazzaro era compreso nella parrocchia di San Pietro e vi rimase fino al 1957, quando venne costituita la nuova parrocchia dedicata a San Domenico Savio.

Oggi è tra i più popolosi e comprende parte della zona industriale est della città di Asti.

Il simbolo del nostro rione è la croce a 8 punte verde su campo giallo.

La sede era originariamente situata nei locali attigui alla chiesa di San Domenico Savio, ma con il crescere della Festa del Palio di Asti e degli spazi necessari alla custodia di costumi, strumenti e attrezzature è stato necessario trovare un nuovo posto da utilizzare come magazzino, ma soprattutto come luogo di ritrovo per i tesserati e i borghigiani giallo-verdi.

Oggi la sede è ospitata nei locali delle ex scuole elementari di Pontesuero, località appena fuori dal centro cittadino ma all’interno dei confini Borghigiani.

La ripresa del Palio, base del Palio "moderno" come lo conosciamo oggi, è avvenuta nel 1967 grazie alla grandissima forza di volontà dell'allora Sindaco Giovanni Giraudi.
Quell'anno la parrocchia di San Lazzaro era paliescamente unita a quella di San Pietro, e correvano sotto i colori rosso-verde riferendosi ad un territorio comprendente l'intera periferia est della città, allora agli albori della crescita a seguito del Boom economico.

Al termine della Corsa del Palio di quell'anno, precisamente il 5 ottobre 1967, tre borghigiani illustri (Luciano Cerrato, Vincenzo Garavelli e Oscar Gastaudo) riunirono presso l'oratorio di San Domenico Savio altre tredici persone interessate alla Corsa, creando i presupposti per fondare una nuova realtà paliesca autonoma. Ecco i nomi dei presenti a quella riunione:

Balestrino Vincenzo Gastaudo Oscar
Caldi Renzo Ghino Adriano
Campia Carlo Maccario Ettore
Carello Piero Maffoni Luigi
Cerrato Luciano Meda Fiore
Dadone Walter Nebiolo Giancarlo
Ferrero Carlo Organo Benito
Garavelli Vincenzo Valpreda Luigi

CroceOSMLLa riunione si tenne il 12 ottobre 1967, alla presenza di 25 persone, e deliberò la costituzione del Rione San Lazzaro - San Domenico Savio, con colori bianco - giallo oro - verde (i colori delle insegne dell'Ordine Cavalleresco dei Santi Maurizio e Lazzaro) e venne indetta una Assemblea pubblica per il giorno 19 ottobre 1967.
L'Assemblea elesse come primo Rettore Eliso Nattino, Vicerettori Carletto Bossi e Vincenzo Garavelli, Tesoriere Oscar Gastaudo, Segretario Oreste Quirico, ConsiglieriLuciano Cerrato, Carlo Ferrero, Carlo Rosina e Carlo Viarengo.

Il 23 novembre 1967, esaminati 8 bozzetti a cura di Gigi Bagnasco, venne scelto il disegno per il primo Vessillo del Rione.

Il 21 giugno 1981 venne benedetto, sotto la reggenza di Vandro Pagliero, il nuovo vessillo su bozzetto di Gigi Bagnasco nella realizzazione pittorica di Giovanni Buoso e l'allestimento della ricamatrice Franca Berti. Il San Lazzaro Vescovo riprendeva la statua di Giovanni Alberti che si trova nella Chiesa Mauriziana a Torino ricordando, a grandi linee, l'affresco presente un tempo sulla casa del Sig. Gastaudo in Corso Casale.

lajoloIl 16 Novembre 1983 l'Assemblea Generale approvò l'insegna ufficiale del Rione: scudo alla francese moderno con una croce ad otto punte verde in campo giallo, cimierato d'oro, coronato alla conteale con un ramarro nascente, con lambrecchini di verde. Il motto scelto era A TEMP E LEU (a tempo e luogo, ossia al momento opportuno). Contestualmente venne scelto come animale araldico il RAMARRO, prescelto in quanto:

  • è il simbolo di una nobilissima famiglia astese, i Lajolo, nobili "de Hospitio", ossia nobili provenienti dal popolo (come popolano è il Borgo San Lazzaro) e con vasti possedimenti nel territorio del Borgo.
  • ha i colori giallo e verde
  • la Praia era popolata da questo superbo rettile.

Nel 2003 venne benedetto il nuovo Vessillo, ad opera della pittrice astigiana Ottavia Baussano, riproducente nuovamente San Lazzaro in abiti vescovili.

Nel 2011 avviene una svolta epocale: il 5 giugno 2013, a seguito di un riordino di adeguamento normativo dello Statuto Sociale, l'Assemblea Straordinaria dei Soci delibera:

- il cambiamento della denominazione da "Rione San Lazzaro - San Domenico Savio" a Associazione Borgo San Lazzaro: il passaggio da Rione a Borgo è un'adeguamento alla convenzione urbanistica (consolidata e vincolante) secondo cui i Rioni sono i territori all'interno della prima cerchia di mura (Cattedrale, Santa Caterina, San Martino, San Secondo, San Silvestro, San Paolo) e Borghi tutti i restanti territori. Per una maggiore correttezza San Lazzaro, così come Torretta, Don Bosco e buona parte di San Pietro, sono dei sobborghi in quanto non ricompresi nella seconda cerchia di mura urbiche.

- il cambiamento dei colori in giallo e verde, affermando quanto deliberato nel 1967 e fonte di identità primaria per il Borgo.

- il cambiamento della foggia dello stemma: si è scelto di abbandonare il vecchio stemma cimierato (di spettanza ai cavalieri, quindi a persone fisiche di stirpe nobiliare) per uno a goccia con una croce ad otto punte verde in campo giallo, bordato di nero, con un cartiglio di giallo caricato del motto "A TEMP E LEU" in caratteri capitali. Questo scudo, semplice nella sua composizione, è il più aderente al periodo storico di riferimento per il Borgo San Lazzaro e mantiene quel carattere identificativo che contraddistingue i colori gialloverdi dal 1967. Per la prima volta vengono inseriti nello statuto il motto e il Ramarro.

- il cambiamento della festa titolare: l'Associazione ha sempre festeggiato San Lazzaro il 17 dicembre (data in cui il Martirologio Romano ricordava San Lazzaro di Betania prima, oggi 29 luglio, e San Lazzaro di Costantinopoli in epoca contemporanea). Dal 2011 l'Associazione ha posto la propria festa titolare il Venerdì prima della V Domenica di Quaresima da celebrarsi la Domenica V di Quaresima, come prescritto negli Statuti della Città di Asti del 1534, giorno in cui Giudici e Causidici erano tenuti all'astensione dal lavoro.

- il cambiamento dell'iconografia del Santo Titolare: si è deciso di abbandonare la figura di San Lazzaro benedicente in abiti vescovili per aderire a un'iconografica che ritrae San Lazzaro dei Lebbrosi (il Santo a cui la Chiesa e Ospedale medievali erano dedicati e da cui trae fondamento tutta la storia del Borgo) in abiti umili, con un cane a leccare le ferite (simbolo di compassione) seduto sulle rovine della chiesa a lui dedicata con sfondo la città di Asti vista da Porta San Pietro.

Il 25 marzo 2012, giorno di San Lazzaro, viene benedetto il nuovo Vessillo processionale, realizzato in serigrafia su bozzetto e realizzazione grafica di Fabio Lano.

Il 16 settembre 2012 viene benedetto il Vessillo "da guerra" o "a cavallo", sempre su bozzetto e realizzazione di Fabio Lano, di foggia quattrocentesca.

POPOLI TUTTI

Quando sacro e profano si uniscono per celebrare il Santo Titolare

Posted by Fabio Lano on Domenica 22 marzo 2015

ASTI ED IL SUO PALIO

 

 

arcobaleno

Seguici su:
    

ASSOCIAZIONE BORGO SAN LAZZARO
Località Valleversa 118 – 14100 asti
c.f. 80008150056 – p.i. 01256580059

Per informazioni: info(at)sanlazzaroasti.net

Copyright (c) 2004-2012 - Qualsiasi riproduzione anche parziale, se non espressamente autorizzata, è vietata.
Designed by olwebdesign.com