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Cronistoria dell'Associazione

La ripresa del Palio, base del Palio "moderno" come lo conosciamo oggi, è avvenuta nel 1967 grazie alla grandissima forza di volontà dell'allora Sindaco Giovanni Giraudi.
Quell'anno la parrocchia di San Lazzaro era paliescamente unita a quella di San Pietro, e correvano sotto i colori rosso-verde riferendosi ad un territorio comprendente l'intera periferia est della città, allora agli albori della crescita a seguito del Boom economico.

Al termine della Corsa del Palio di quell'anno, precisamente il 5 ottobre 1967, tre borghigiani illustri (Luciano Cerrato, Vincenzo Garavelli e Oscar Gastaudo) riunirono presso l'oratorio di San Domenico Savio altre tredici persone interessate alla Corsa, creando i presupposti per fondare una nuova realtà paliesca autonoma. Ecco i nomi dei presenti a quella riunione:

  • Balestrino Vincenzo
  • Gastaudo Oscar
  • Caldi Renzo
  • Ghino Adriano
  • Campia Carlo
  • Maccario Ettore
  • Carello Piero
  • Maffoni Luigi
  • Cerrato Luciano
  • Meda Fiore
  • Dadone Walter
  • Nebiolo Giancarlo
  • Ferrero Carlo
  • Organo Benito
  • Garavelli Vincenzo
  • Valpreda Luigi

La riunione si tenne il 12 ottobre 1967, alla presenza di 25 persone, e deliberò la costituzione del Rione San Lazzaro - San Domenico Savio, con colori bianco - giallo oro - verde (i colori delle insegne dell'Ordine Cavalleresco dei Santi Maurizio e Lazzaro) e venne indetta una Assemblea pubblica per il giorno 19 ottobre 1967.
L'Assemblea elesse come primo Rettore Eliso Nattino, Vicerettori Carletto Bossi e Vincenzo Garavelli, Tesoriere Oscar Gastaudo, Segretario Oreste Quirico, Consiglieri Luciano Cerrato, Carlo Ferrero, Carlo Rosina e Carlo Viarengo.

Il 23 novembre 1967, esaminati 8 bozzetti a cura di Gigi Bagnasco, venne scelto il disegno per il primo Vessillo del Rione.

Il 21 giugno 1981 venne benedetto, sotto la reggenza di Vandro Pagliero, il nuovo vessillo su bozzetto di Gigi Bagnasco nella realizzazione pittorica di Giovanni Buoso e l'allestimento della ricamatrice Franca Berti. Il San Lazzaro Vescovo riprendeva la statua di Giovanni Alberti che si trova nella Chiesa Mauriziana a Torino ricordando, a grandi linee, l'affresco presente un tempo sulla casa del Sig. Gastaudo in Corso Casale.

Il 16 Novembre 1983 l'Assemblea Generale approvò l'insegna ufficiale del Rione: scudo alla francese moderno con una croce ad otto punte verde in campo giallo, cimierato d'oro, coronato alla conteale con un ramarro nascente, con lambrecchini di verde. Il motto scelto era A TEMP E LEU (a tempo e luogo, ossia al momento opportuno). Contestualmente venne scelto come animale araldico il RAMARRO, prescelto in quanto:

  • è il simbolo di una nobilissima famiglia astese, i Lajolo, nobili "de Hospitio", ossia nobili provenienti dal popolo (come popolano è il Borgo San Lazzaro) e con vasti possedimenti nel territorio del Borgo.
  • ha i colori giallo e verde.
  • la Praia era popolata da questo superbo rettile.
  • in francese, il ramarro è tradotto in "Lezart Vert", la cui pronuncia è foneticamente accostabile all'astesano "Lazàr", cioè Lazzaro.

Nel 2003 venne benedetto il nuovo Vessillo, ad opera della pittrice astigiana Ottavia Baussano, riproducente nuovamente San Lazzaro in abiti vescovili.

Nel 2011 avviene una svolta epocale: il 5 giugno 2013, a seguito di un riordino di adeguamento normativo dello Statuto Sociale, l'Assemblea Straordinaria dei Soci delibera:

  • il cambiamento della denominazione da "Rione San Lazzaro - San Domenico Savio" a Associazione Borgo San Lazzaro: il passaggio da Rione a Borgo è un'adeguamento alla convenzione urbanistica (consolidata e vincolante) secondo cui i Rioni sono i territori all'interno della prima cerchia di mura (Cattedrale, Santa Caterina, San Martino, San Secondo, San Silvestro, San Paolo) e Borghi tutti i restanti territori. Per una maggiore correttezza San Lazzaro, così come Torretta, Don Bosco e buona parte di San Pietro, sono dei sobborghi in quanto non ricompresi nella seconda cerchia di mura urbiche.
  • il cambiamento dei colori in giallo e verde, affermando quanto deliberato nel 1967 e fonte di identità primaria per il Borgo.
  • il cambiamento della foggia dello stemma: si è scelto di abbandonare il vecchio stemma cimierato (di spettanza ai cavalieri, quindi a persone fisiche di stirpe nobiliare) per uno a goccia con una croce ad otto punte verde in campo giallo, bordato di nero, con un cartiglio di giallo caricato del motto "A TEMP E LEU" in caratteri capitali. Questo scudo, semplice nella sua composizione, è il più aderente al periodo storico di riferimento per il Borgo San Lazzaro e mantiene quel carattere identificativo che contraddistingue i colori gialloverdi dal 1967. Per la prima volta vengono inseriti nello statuto il motto e il Ramarro.
  • il cambiamento della festa titolare: l'Associazione ha sempre festeggiato San Lazzaro il 17 dicembre (data in cui il Martirologio Romano ricordava San Lazzaro di Betania prima, oggi 29 luglio, e San Lazzaro di Costantinopoli in epoca contemporanea). Dal 2011 l'Associazione ha posto la propria festa titolare il Venerdì prima della V Domenica di Quaresima da celebrarsi la Domenica V di Quaresima, come prescritto negli Statuti della Città di Asti del 1534, giorno in cui Giudici e Causidici erano tenuti all'astensione dal lavoro.
  • il cambiamento dell'iconografia del Santo Titolare: si è deciso di abbandonare la figura di San Lazzaro benedicente in abiti vescovili per aderire a un'iconografica che ritrae San Lazzaro dei Lebbrosi (il Santo a cui la Chiesa e Ospedale medievali erano dedicati e da cui trae fondamento tutta la storia del Borgo) in abiti umili, con un cane a leccare le ferite (simbolo di compassione) seduto sulle rovine della chiesa a lui dedicata con sfondo la città di Asti vista da Porta San Pietro.

Il 25 marzo 2012, giorno di San Lazzaro, viene benedetto il nuovo Vessillo processionale, realizzato in serigrafia su bozzetto e realizzazione grafica di Fabio Lano.

Il 16 settembre 2012 viene benedetto il Vessillo "da guerra" o "a cavallo", sempre su bozzetto e realizzazione di Fabio Lano, di foggia quattrocentesca.